10 - Inizio
Un anno prima della resa dei conti.
vittima di una forte dissenteria che lo costringeva a dividersi tra gli spalti ed il bagno. Questo noceva gravemente alla strategia di difesa poichè
Il ristorante “Al calamaro isoscele” aveva vinto l’ultima edizione del premio Tempestoni per la cucina creativa. “Innovazione, tradizione e mascarpone” era stato il tema del concorso indetto da Artemide Tempestoni, zia dell’omonimo colonnello, nonché famosissima cuoca partenopea.
Ma questo non era importante agli occhi dei servizi segreti di Sua Maestà. Tutto quello che poterono notare gli agenti Cip e Bebopalula quando entrarono, fu un piacevole posticino dall’atmosfera familiare e confortevole. Il cameriere li accolse gentilmente, sorridendo bonariamente a quei due bizzarri signori che volevano cenare alle 3 del pomeriggio, e che si guardavano attorno con aria circospetta.
L’agente Cip iniziò a sfogliare la carta dei vini, mentre l’agente Bebopalula posò finalmente il suo elmo prussiano sul tavolo.
Subito dopo di loro entrò una donna alta e magra, avvolta in un impermeabile scuro. Aveva i capelli raccolti ed enormi occhiali scuri, che non tolse nemmeno quando si sedette al tavolo a fianco al loro. Mentre camminava dalla porta al tavolo rimase nascosta dietro un giornale aperto alla rovescia, sbirciandoli di nascosto.
“Quella donna è sospetta.” – sentenziò sottovoce l’agente Bebopalula.
“Come dici?”
“Chi diavolo cenerebbe alle 3 di pomeriggio?”
“Noi ad esempio.”
L’agente Bebopalula non sembrava convinto. Nel frattempo si avvicinò il cameriere per le ordinazioni.
“Signori, avete deciso?”
L’agente Bebopalula sorrise. – “Ci consiglia qualcosa?”
“Mah… Come primo, pensavo che potremmo portarvi… un primo.”
Si guardarono positivamente impressionati.
“Interessante…”
“Ma sì, azzardiamo.”
“Potreste assaggiare i nostri famosi estratti conto in crema di asparagi.”
“E di contorno, cosa suggerisce?”
Il cameriere esitò un attimo prima di rispondere.
“Non so, volete magari provare… un contorno?”
La logica ferrea del cameriere stupì di nuovo i due agenti.
“Non è una brutta idea. Ad esempio?”
“Le patate alla davanzale sono davvero delicate.”
“Bene.”
Quando il cameriere si allontanò notarono che la donna stava origliando la loro conversazione. Aveva all’orecchio un cornetto acustico delle dimensioni di un grammofono, e li osservava con un binocolo, nonostante fosse seduta al tavolo di fianco al loro.
“Quella donna non mi convince.” – sussurrò l’agente Bebopalula.
“Sei troppo sospettoso.” – lo liquidò l’agente Cip.
“La vita mi ha fatto diventare così.”
Per qualche attimo si perse nei suoi ricordi che lo rabbuiavano sempre.
Bebopalula aveva ormai 45 anni, e da 3 faceva l’agente segreto, per una congiuntura che a dire il vero non aveva ancora ben compreso. Prima aveva sempre ricercato lavori che gli consentissero di colmare la sua cronica solitudine per la quale non si dava spiegazioni. Non solo non aveva mai trovato l’anima gemella, ma neppure dei veri amici.
Lo psichiatra a cui una volta si era rivolto insisteva nel dire che questo era dovuto alla sua innata scontrosità e che dare del “misero e insignificante batrace” a qualsiasi interlocutore durante una conversazione, non lo avrebbe aiutato nell’allacciare relazioni solide. Ma in fondo quello psichiatra era solo un misero e insignificante batrace, e non aveva mancato di esternarglielo durante la sua prima e unica seduta di analisi. Lui era in realtà convinto che fosse colpa di sua madre, che quando era bambino, respingeva ogni suo tentativo di abbraccio gridandogli “vattene via, misero e insignificante batrace!”
Aveva riversato sul lavoro il suo bisogno di contatti umani. Aveva iniziato come stuntman, sperando di essere coinvolto in scene di esplosioni, salti nel vuoto, annegamenti, in cui lui potesse salvare qualcuno abbracciandolo. Lo fecero esordire in una scena di un western in cui doveva gettarsi da un cavallo selvaggio in corsa, abbracciare la bella protagonista e rotolare insieme a lei in un prato fiorito, proprio un attimo prima che un treno in corsa la travolgesse.
Il suo sogno stava per realizzarsi, ma per un gravissimo ritardo di trentasei millesimi del colpo di ciak, il tuffo da cavallo si concluse invece in un volo perfetto fra la locomotiva e il vagone letto del vecchio treno a vapore, in un mucchio di letame ai lati della ferrovia.
La ripresa venne talmente bene che lo scritturarono per altri 12 film, nei quali avrebbe sempre dovuto ripetere la medesima scena. Non fu facile costringere gli sceneggiatori di film come “Ben Hur”, “Alien”, “Profumo di donna” e “La liceale nella classe dei ripetenti” a inserire nella loro trama una scena in cui un cowboy si lanciava da cavallo, passando miracolosamente illeso fra la locomotiva e il vagone letto di un vecchio treno a vapore, per finire in un mucchio di letame, ma l’agente Bebopalula aveva davanti a sé un futuro professionale assicurato.
Ma dopo anni di onorata attività (e una nomination all’Oscar per il miglior tuffo nel letame, nel film “Il cielo sopra Berlino”, scena purtroppo sfuggita ai meno attenti), le proteste dei familiari di tutte le belle protagoniste che durante le riprese vennero travolte da treni in corsa, lo costrinsero ad ascoltare la voce della sua coscienza e cambiare lavoro.
Il suo bisogno di tenerezza e di contatto umano lo spinse prima a lavorare come abbracciatore di manichini con carenze affettive, poi come mendicante interinale in metropolitana durante i periodi di feste natalizie, nelle quale i mendicanti veri non erano sufficienti a coprire tutta la domanda.
Ma la tristezza che gli infondeva quel lavoro, sebbene meno traumatizzante del doversi lanciare in un mucchio di letame, lo convinse a cambiare nuovamente, per iniziare a lavorare come pony express per la consegna delle pizze.
Fu proprio grazie a un incontro casuale mentre consegnava pizze alla sede londinese dei Servizi Segreti di Sua Maestà che divenne l’agente Bebopalula.
Questo lo trascinò ben presto in un gorgo senza uscita: spiare la gente per lavoro lo rese di giorno in giorno più diffidente, solitario e scontroso, ma ormai si era rassegnato alla sua natura.
Il corso dei suoi tristi pensieri venne interrotto dallo squillo di un telefono, e l’agente Cip nella miglior tradizione spionistica si tolse la scarpa e rispose.
“Pronto?”
“Ricordati sempre figliolo. Al mondo ci sono 2 tipi di persone: quelli che disegnano graffiti spray sulla schiena dei delfini e quelli che per una bella siepe ben curata sarebbero disposti a dar via tutti i loro infissi in alluminio!”
Riagganciarono subito.
“Chi era?”
“Nulla.” – Rispose l’agente Cip, chiedendosi quale strana paranoia avesse indossato quel giorno suo padre, il Quadri-Lord James Anthony Fitzgerald Studebaker-Cottonsimmons-Abbot Senior.
Si rimise la scarpa e cercò abilmente di cambiare discorso.
“Cambiamo discorso, ti va?”
“Tu stai cercando di cambiare discorso, misero e insignificante batrace.”
“Non cambiare discorso, stavo cercando di chiederti come mai ti trovi in Italia. A Londra mi hanno detto che eri già qui per un'altra missione e ti hanno dirottato sul caso Catarifrangente.”
L’agente Bebopalula esitò un attimo, non si fidava di quell’uomo. Dopotutto era una maledetta spia, anche se suo collega.
“Beh, diciamo che ero qui come servizio di scorta al ministro Bourbon. Il ministro era qui in Italia per alcuni incontri diplomatici e per il tagliando della sua Alfasud.”
“Il ministro Bourbon, capisco…”
L’agente Cip annuì. Il ministro Bourbon aveva suscitato scalpore nel Regno Unito per la sua ultima proposta di legge in materia fiscale. Il decreto sottoposto al governo prevedeva l’annullamento dell’obsoleta dichiarazione dei redditi, sostituita dalla più moderna pratica della delazione.
Ogni contribuente aveva a disposizione fino a 10 moduli di Delazione dei Redditi, con i quali poteva dichiarare l’imponibile delle 10 persone da lui più odiate. Questo, opportunamente ponderato da un voluminoso calcolatore di progettazione giapponese, avrebbe fornito con un approssimazione inferiore al 3% il corretto reddito di ciascuno.
L’opinione pubblica inglese si era spaccata: chi lo riteneva un genio per aver escogitato l’unico modo per aggirare la piaga dell’evasione fiscale, e chi invece si augurava di poter passare un quarto d’ora con l’onorevole Bourbon in un corridoio deserto della metropolitana londinese (non sorvegliato da telecamere), in possesso di una mazza da baseball.
Nulla di strano che gli assegnassero un servizio di sicurezza speciale durante la sua visita a Napoli, si disse l’agente Cip.
“Tu credi di capire, misero e insignificante batrace che non sei altro…” – sorrise l’agente Bebopalula, mentre il cameriere serviva i primi piatti.
“Mmmmmh…” – commentò l’agente Cip di fronte agli estratti conto in crema d’asparagi. – “Hanno un bell’aspetto…”
In quel momento notarono che la donna al tavolo di fianco stava puntando verso di loro un enorme microfono direzionale, collegato a un vecchio e rumoroso registratore a bobina.
“Ti dico che quella donna è sospetta.” – disse l’agente Bebopalula.
“Ma sembra una così brava persona…”
“Temo che sia un’agente del controspionaggio italiano… Non hanno digerito il nostro intervento, il loro stato maggiore teme di perdere il bassista dei Dik-Dik…”
“Come?”
“Nulla, nulla…” – si affrettò a dissimulare l’agente Bebopalula.
“Stai diventando paranoico.”
Mentre l’agente Bebopalula osservava torvo la donna, picchiettando con le dita sull’elmo prussiano appoggiato al tavolo, l’agente Cip cercava di nascondere il suo nervosismo picchiettando con le dita sull’elmo prussiano. Stava pensando che l’operazione Catarifrangente era il suo primo incarico veramente importante. Per onestà intellettuale, dopo l’assunzione aveva deciso di non interferire più con l’imbianchino che lui stesso aveva posto a capo dei Servizi Segreti di Sua Maestà. Beh, certo, a parte quella volta in cui fece pressioni per far spedire in Kamchatka l’odioso agente Tettoia, al solo scopo di favorirlo durante un’importante partita di Risiko.
Inoltre l’imbianchino era presto caduto in preda a un vero e proprio delirio di onnipotenza, ed aveva iniziato a dirigere i Servizi Segreti ignorando il fatto che era stato lui a metterlo lì. Anzi, sembrava non mancare un’occasione per dimostrare la sua indipendenza, e quasi per ripicca lo destinava sempre a missioni insignificanti. L’ultima delle quali era stata nella piccola regione autonoma caucasica dell’Artritistan, dove il suo compito era di inscenare riprovevoli ma innocui attentati contro i membri del governo. Questo avrebbe alimentato la strategia della tensione, consentendo l’instaurarsi di uno stato di repressione poliziesca che avrebbe fatto piazza pulita degli oppositori del regime. Per cui aveva passato l’ultimo semestre a dare schiaffoni sul collo ai sottosegretari scappando subito via, a scrivere insulti sui muri dei ministeri, a tempestare il presidente del consiglio di telefonate a base di pernacchie, o addirittura a defecare nel baule della limousine presidenziale.
Così dopo tanta gavetta, ora faticava a nascondere l’emozione per essere stato assegnato alla missione Catarifrangente, e non sopportava il tergiversare dell’agente Bebopalula, tutto intento a gustarsi le sue patate alla davanzale.
“Credo sia giunto il momento di rivelarmi qualcosa di più sulla missione Catarifrangente, no?”
“Ssshhh!” – lo zittì l’agente Bebopalula.
La donna del tavolo a fianco, in maniera sempre più sfacciata li stava fotografando ripetutamente con un teleobiettivo da mezzo metro di distanza.
“Dobbiamo impedire che questa donna riveli la nostra presenza qui…”
“Ma… Ma sei sicuro che lei sia…”
“Un’agente dei servizi italiani? Senza ombra di dubbio. Ha un distintivo con la scritta Sismi sull’impermeabile.”
L’agente Cip spalancò esterrefatto la bocca.
“E ora… Ora…”
“Ora dovremo metterla fuori gioco.” – L’agente Bebopalula estrasse dalla giacca due flute di champagne, sotto lo sguardo nervoso dell’agente Cip. Il kit-champagne era una delle armi segrete più terribili date loro in dotazione. Con un gesto elegante chiamò il cameriere e chiese di portare uno dei due bicchieri alla donna, dicendo che era lui ad offrirglielo.
La donna accettò lusingata, lei e Bebopalula incrociarono sguardi complici e lussuriosi, sollevando i calici e brindando idealmente con un sorriso a distanza. Ma subito dopo aver assaggiato lo champagne, la donna si irrigidì e stramazzò immediatamente al suolo, costringendo il cameriere a scavalcarla per portare il conto.
“L’hai… L’hai…” – balbettò l’agente Cip.
“Uccisa? Certo. Ormai sapeva troppo.”
Sfortunatamente, in un eccesso di entusiasmo, l’agente Bebopalula sollevò il suo calice e festeggiò l’eliminazione della loro pedinatrice bevendo un paio di avide sorsate. Immediatamente si irrigidì e crollò a terra, costringendo il cameriere ad evitarlo mentre ritirava i soldi del conto più una lauta mancia.
L’agente Cip incredulo si gettò su di lui, ma ormai era troppo tardi per salvarlo dal letale effetto dello champagne avvelenato. Cercò di scuoterlo per avere qualche informazione sulla missione Catarifrangente, prima che fosse troppo tardi.
L’agente Bebopalula roteò gli occhi e balbettò qualcosa di incomprensibile.
“Trova… Catarifra… Catarifrangente… Ma… guardati dai… dai Pro…”
“Dai Pro?”
“Dai… dai Procioni… lasciami… lasciami finire…”
“I Procioni????”
L’agente Bebopalula stramazzò al suolo, ma con uno sforzo enorme riuscì a parlare di nuovo.
“La… La mia… tasca… de… destra…”
L’agente Cip si precipitò a frugare nella tasca destra di Bebopalula e vi trovò un foglietto spiegazzato, lo aprì nervosamente e vi lesse il messaggio: GUARDA NELLA MIA TASCA SINISTRA, MISERO E INSIGNIFICANTE BATRACE.
Lanciò uno sguardo spazientito al moribondo che ribattè sollevando le spalle e balbettando.
“Mo… Motivi di… sicu… rezza…”
L’agente Cip frugò nell’altra tasca e vi trovò una piccola audiocassetta. Si guardò attorno circospetto, se la mise in tasca e dopo aver scavalcato l’agente Bebopalula e la donna uscì dal ristorante pieno di tensione.
Era rimasto solo ad affrontare la pericolosissima missione Catarifrangente.
1 Commenti:
AAAAAAAAAAA
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