2 - Antefatto

Un abbondante numero di anni prima della resa dei conti.


Arrampicato allo scoglio di fronte alla baia che nemmeno il depuratore marino riusciva a deturpare fino in fondo, l’ex capitano di industria Ottonello Bolzoni soppesava la pietra legata al proprio collo. Il suo vestito era stropicciato e rovinato e il suo volto era privo di espressione.

Era fermo in quella posizione da alcuni minuti, incapace di muovere il passo che avrebbe posto fine ai suoi tormenti. Tanto che pur di rimandare la fatidica decisione fingeva di prestare attenzione a ciò che accadeva nella piccola insenatura in prossimità dell’enorme depuratore.

Ai margini della scena, un venditore clandestino di bombe di profondità stava contabilizzando in partita doppia i buoni pasto con i quali gli orsi dello zoo avevano pagato i suoi ordigni illegali. Quel noioso lavoro di registrazione contabile si era reso necessario dopo il giro di vite sulle normative che regolavano in nome della trasparenza la vendita clandestina di materiale bellico a scopi di pesca di frodo. E ciò che rendeva più fastidioso questo eccesso di burocrazia, era il fatto che ben si sapeva che dietro tutto ciò c’era la lobby delle foche, sempre più subdole e politicamente influenti.

E Ottonello sapeva bene quanto potessero essere ingegnose le foche, non per nulla ne aveva assunta personalmente una ai tempi in cui rastrellava il mercato alla ricerca dei migliori cervelli per il suo dipartimento di ricerca e sviluppo.

Tutto era cominciato parecchio tempo prima, quando la rivalità con l’industria Candelabri aveva raggiunto apici inimmaginabili.

In quei giorni l’industria Candelabri, produttrice – nonostante il nome fuorviante – di asciugamani in carta e di svariati accessori per i bagni aziendali di ditte giovani e dinamiche, stava attraversando una congiuntura economica del tutto particolare.

L’incredibile successo seguito al lancio del “sistema Houdini”, fiore all’occhiello dell’ingegneria sanitaria, aveva spostato gli equilibri di quella nicchia di mercato apparentemente stabili da molto tempo.

La concorrenza aveva cercato invano di imitare il sistema che consentiva, grazie a una fotocellula a raggi infrarossi, di automatizzare l’apertura del cestino per gli assorbenti femminili senza dover toccare o sfiorare nulla, semplicemente avvicinando la mano al rilevatore ammiccante.

Tutte le ricerche di mercato indicavano infatti che l’esigenza femminile di igiene era ai massimi storici; la moderna psicologia diceva che l’assorbente era il simbolo del retaggio di inferiorità femminile nella società maschilista, odiato ammennicolo e archetipo della sofferenza mensile della donna. Pertanto era lì che si combatteva la battaglia decisiva del settore. Come dicevano i maggiori sociologi e filosofi del tempo: consenti alla donna di non sfiorare l’immondo cuscinetto di ovatta e avrai vinto.

Per questo l’azienda Bolzoni, anni prima balzata in cima a tutti gli indici di gradimento grazie al fortunato e futurista slogan della sua campagna pubblicitaria “Bolzoni è meglio”, da alcuni giudicato troppo ardito e innovativo, si era trovata improvvisamente in un momento difficile. Si doveva a tutti i costi sfidare il “sistema Houdini” senza però poterne violare il brevetto depositato dai rivali. Ottonello Bolzoni, livido di rabbia e frustrazione, aveva costretto il suo dipartimento “ricerca e sviluppo” del settore “automazione sanitaria”, reparto “tecnologie telecinetiche” a raddoppiare gli orari di lavoro, per riuscire a sfornare in tempi brevi un prodotto competitivo. Gli sforzi profusi furono enormi, anche considerando il fatto che il dipartimento in questione era composto solo dall’ex sedicente campione di salto in alto Antonazzi, dalla foca Bice e da una rigogliosa pianta di vite canadese. Antonazzi in realtà era solito trascorrere le giornate a curare la vite canadese e a raccontarle nostalgico sempre la vecchia storia di come in gioventù, quando era all’apice della carriera e del successo, campione europeo di salto in alto, il CIO aveva deciso di radiarlo dall’albo e di espellerlo con infamia da ogni competizione. Le pressioni esercitate dai Valdesi e dagli Avventisti del Settimo Giorno si erano dimostrate insostenibili per il Comitato Olimpico: gli alti prelati avevano denunciato come oltraggiosa e sconveniente per la morale la tecnica di salto adottata per la prima volta da Antonazzi, anche noto come “Rotopelvi” per il movimento basculante del suo bacino durante il salto.

Questa la triste storia che Antonazzi raccontava ogni giorno alla florida vite canadese, lasciando alla foca Bice tutto l’onere della ricerca e sviluppo.

Tutto ciò, unito ai rigidi vincoli legali posti dal marchio registrato dalla Candelabri, aveva prodotto come unico risultato del dipartimento, il prototipo “star trek”. La foca Bice, da sempre segretamente innamorata del dottor McCoy dell’astronave Enterprise, si era liberamente ispirata al ben noto teletrasporto per un meccanismo di sicuro effetto. Un sofisticato rivelatore di onde sonore faceva in modo che con un semplice colpo di tosse il sistema si attivasse e mediante un depressurizzatore a ioni di Cesio, aspirasse l’assorbente direttamente dalla mutanda della signora.

L’idea era sicuramente straordinaria, purtuttavia il prototipo manteneva alcuni problemi strutturali che ne limitavano la funzionalità. Il depressurizzatore, per sviluppare la necessaria forza aspirante, occupava all’incirca la volumetria di una betoniera. Inoltre gli ioni di Cesio erano malvisti nel settore perché non tutti ne approvavano l’effetto cancerogeno. Questi particolari – niente che secondo l’aggressivo marketing della Bolzoni non si potesse superare con un bello spot a base di musica rock, giovane donna in abiti succinti, una bicicletta e la partecipazione straordinaria di Paolo Limiti – non avevano impedito la realizzazione del progetto pilota presso una dinamica e giovane azienda. Il test del prodotto però si era trasformato in tragedia quando la signora delle pulizie aveva deciso di recarsi al lavoro nonostante una brutta faringite per non suscitare il rancore del proprio principale; la donna temeva infatti che non le venisse rinnovato il contratto semestrale come stagista a progetto presso l’impresa di pulizia, come concesso dalle nuove normative in materia di lavoro.

E così la donna, durante la pulizia del bagno, era stata vittima di un violento attacco di tosse che aveva mandato fuori scala il rilevatore. Gli ioni di Cesio fuoriusciti dal sistema “star trek” in sovraccarico avevano tinto di un gradevole bagliore fluorescente l’ala est della giovane e dinamica azienda, consentendo peraltro di risparmiare per parecchie settimane sull’illuminazione notturna del quartiere. Ma l’inconveniente più grave era stato determinato dall’eccessiva depressurizzazione che aveva aspirato la signora delle pulizie all’interno del raccoglitore differenziato di assorbenti usati.

Risultato: un vero e proprio putiferio legale. Bolzoni aveva dovuto risarcire alla povera donna svariati miliardi di lire, in quanto la commissione di inchiesta aveva appurato che la vittima, nel momento dell’incidente non era in periodo mestruale, pertanto il malfunzionamento del prototipo “star trek” era stato considerato gravissimo anche in Cassazione.

A ciò era seguita la causa intentata dalla casa produttrice dell’omonima serie televisiva, che ovviamente chiedeva danni di immagine considerevoli per l’utilizzo improprio e così sfortunato del nome.

Tutto ciò aveva portato l’azienda Bolzoni sull’orlo del fallimento, e determinato il licenziamento in tronco della foca Bice, capro espiatorio dato in pasto ai giornalisti.

La donna delle pulizie, benchè coperta di denaro, non aveva riavuto la felicità: il trauma per l’incidente subito le aveva infatti lasciato strascichi psicologici che nessun assegno a nove zeri avrebbe potuto sanare, e nei mesi seguenti si ostinò a tossire e starnutire solo in idiomi non indoeuropei, terrorizzata all’idea che un tradizionale colpo di tosse potesse di nuovo proiettarla in una buia e umida voragine non accogliente benchè di ovatta.

La giovane e dinamica azienda era invece stata ricoperta da una colata di cemento e piombo per calmare la fastidiosa fluorescenza generata dal Cesio, il cui tempo di decadimento secondo fonti ben informate avrebbe riportato la situazione alla normalità sicuramente non in tempo per il weekend.

Nella confusione che ne era seguita, l’Antonazzi aveva saputo approfittare brillantemente della situazione e sfruttando il posto lasciato vacante da Bice aveva ottenuto la promozione a foca, dopo un serrato ballottaggio con la vite canadese, svantaggiata dalla sua scarsa loquacità durante i colloqui con l’ufficio del personale.

In seguito a questa vicenda Ottonello Bolzoni e Clotilde Candelabri erano diventati acerrimi nemici, avevano accantonato ogni lealtà e correttezza per lasciare posto solo ad un freddo odio a sfondo finanziario.

Pur di non rischiare di vedersi i due avevano iniziato a negarsi ad ogni festa, convention, o occasione mondana in cui fosse elevato il rischio di dover incrociare l’altro, spesso abusando di certificati medici fasulli rilasciati – per una inspiegabile coincidenza – dallo stesso medico privo di qualsiasi senso morale, tale professor Kluzer, dal torbido passato e dall’incerto futuro.

Il viso di Ottonello, aggrappato allo scoglio, fu percorso da un debole sorriso al ricordo di quei tempi lontani. L’amore doveva ancora fargli visita, ma a breve distanza l’avrebbe seguito anche il barboncino “Elettroforesi”, portandosi via tutto e coinvolgendolo in vicende più grandi di lui, ma che in confronto al perduto amore non potevano che sembrargli insignificanti.