3 - Introduzione
Quaranta minuti dopo la resa dei conti.
Affacciati sulla baia dominata dal depuratore marino, due investigatori privati, uno miope e magro, l’altro astigmatico e robusto, osservavano il mare calmo di fine estate.
Erano fermi in quella posizione da quaranta minuti, in un silenzio carico di tensione che nessuno dei due si decideva a rompere. Ogni qual volta sembrava potesse nascere una discussione chiarificatrice, immediatamente distoglievano lo sguardo, fingendosi interessati a quanto accadeva nella piccola insenatura posta alcuni metri più in basso alla loro posizione.
Gli orsi avevano nel frattempo terminato la loro pausa ed erano ritornati al lavoro allo zoo. Il pranzo a base di ragioniere crudo li aveva messi di buon umore e si erano allontanati ributtando a mare i pesci catturati quel giorno.
Dell’impiegato rimanevano sulla spiaggia solo un breve tratto dell’intestino crasso ed il cinturino dell’orologio, a testimonianza di un’esistenza triste, terminata nel disinteresse e nella solitudine generali. La sua sventurata fine non era tuttavia nei pensieri dei due investigatori.
A dispetto del gelo che li avvolgeva in quelle difficili ore, la loro amicizia aveva origini antiche, risalendo ai tempi degli studi universitari.
Dopo i primi due anni di università alla facoltà di Ingegneria dei Sistemi Orbitali, il Miope si era reso conto in modo chiaro di non essere tagliato per le materie tecniche. Il suo bilancio parlava di soli tre esami trascritti sul libretto universitario, tutti ottenuti con gran fatica, voti bassi ed umilianti preghiere all’austero professore di turno. Non era propriamente uno studente svogliato, anzi passava molte ore sui libri. Per una serie di cause, tuttavia, la sua carriera universitaria stentava alquanto, tanto da far seriamente pensare ai genitori di smettere di pagargli la costosa retta. La prima di tali cause era senz’altro una profonda insicurezza: anche se interrogato su argomenti che aveva studiato fino alla nausea, all’esame gli capitava spesso di fare scena muta, o peggio. Terrificante era stato in tal senso il suo esordio in sede d’esame, quando si era presentato al primo appello di “Termodinamica dei divani ad angolo”. Aveva scelto di iniziare con quella materia poiché da tanti anni aveva in soggiorno un mastodontico divano di tale foggia. Le innumerevoli volte in cui ci si era seduto gli davano l’illusione di conoscere praticamente tutto quello che c’era da sapere sull’argomento, in barba alle complicate formule dei libri di testo. Per tale motivo si era presentato all’esame in uno stato d’animo abbastanza tranquillo, se non con una punta di superiorità nei confronti delle altre matricole sedute in trepidante attesa del professore e del suo stuolo di assistenti. Tutta la sua baldanza era tuttavia andata in frantumi quando nell’aula era risuonata la prima domanda fatta al malcapitato di turno, che recitava all’incirca così: “supposto che all’istante t1 il gatto della vicina si trovi a 10 millimetri dal bordo di una seduta larga 85 cm e che ad un successivo istante t2 il postino suoni alla porta esercitando una forza pari a 10 newton sul campanello, si calcoli nell’intervallo t2-t1 la variazione di entropia dell’intero sistema”.
La difficoltà inaudita della domanda aveva fatto calare il gelo nell’intera aula, infondendo nel Miope un terrore incontrollabile. Le sue pulsazioni cardiache erano aumentate fino a raggiungere i 715 battiti al minuto, frequenza alla quale aveva vomitato la colazione sulla testa di un collega butterato e soprappeso seduto nella fila sottostante. La scena aveva attirato l’attenzione dell’intera aula, suscitando sguardi oscillanti tra il disprezzo e la pietà, che lo avevano costretto a fuggire precipitosamente a capo chino. Dall’incidente aveva tratto comunque giovamento lo sfortunato studente afflitto da obesità patologica, al quale l’acidità del cibo semi-digerito misto a bile aveva guarito completamente l’acne. Il ribrezzo provato aveva inoltre mutato radicalmente il suo rapporto con il cibo, rendendolo estremamente parco a tavola. Questo gli aveva consentito di ritornare rapidamente al peso forma, che aveva mantenuto sino alla morte, avvenuta nuotando nella riviera romagnola per aver accidentalmente ingerito un pellicano ricoperto di petrolio.
Per il Miope quel giorno aveva segnato invece l’inizio di un incubo. La vergogna provata gli aveva fatto promettere a se stesso che mai più si sarebbe trovato in una situazione simile ed aveva iniziato a studiare con grande impegno ed abnegazione.
Il suo iter di preparazione aveva assunto da allora connotati ben definiti. Sei mesi prima dell’esame, al riparo nella sua camera singola da studente fuori sede, leggeva i libri di testo pieno di speranza e con la sicurezza che l’impegno sarebbe stato premiato da un ottimo voto. A tre mesi di distanza, un lieve nervosismo iniziava ad attanagliarlo, provocando episodici fenomeni di sonnambulismo. A 30 giorni dall’appello, il nervosismo si trasformava in avvisaglie di panico e la concentrazione scompariva dopo pochissimi minuti, sostituita talora da allucinazioni audio visive nelle quali conduceva in battaglia un esercito di . L’ultima settimana era infine un incubo ad occhi aperti. Non riusciva più a mangiare né a bere, soffriva di emicranie lancinanti e non dormiva più di due ore consecutive. Questa situazione si rifletteva anche nei rapporti con gli altri studenti, verso la maggior parte dei quali si sentiva in grande soggezione.
In particolare, più di tutte temeva Luisella e Mariella, le uniche studentesse del terzo anno dell’intera facoltà, che lo facevano spesso oggetto di crudeli battutine, tra l’ilarità generale. Non erano particolarmente belle, né molto simpatiche. Erano anzi talmente acide che la loro saliva era furtivamente usata come solvente per metalli pesanti nel laboratorio di chimica inorganica. Pur tuttavia erano le uniche donne del corso e questo le equiparava a stelle del cinema.
Stuoli di ingegneri in erba, sgomitavano per un loro sorriso, iniziando in tal modo il lungo processo che li avrebbe portati un giorno, manager affermati e capi d’azienda, a prendersi la rivincita su un’adolescenza passata ai margini, sovrastati e spesso umiliati dal fascino dei coetanei belli e muscolosi..
In questo modo il Miope si era trascinato stancamente per tre lunghi anni, finché un pomeriggio di Aprile in cui si sentiva particolarmente triste, aveva saltato la prevista lezione di “Meccanica dello stendipanni” e se n’era andato in giro senza meta per l’Università. Il lungo girovagare lo aveva condotto presso le aule della facoltà di “Speleologia umanistica”, dove era stato attirato dal titolo di un seminario dedicato ai rapporti tra gli incidenti nelle grotte carsiche ed i costi eccessivi dei conti correnti bancari.
Si era accomodato come suo costume nell’ultima fila di un’aula comunque poco affollata, ove un piccolo e rotondetto professore teneva lezione con grande energia e partecipazione. Durante un complicato passaggio, teso a dimostrare la correlazione tra la rottura dei moschettoni per discese in corda doppia ed i rincari sul costo dei bonifici, l’attenzione del Miope era stata catturata da un curioso fuoriprogramma. Qualche fila davanti a lui se ne stava in completo isolamento un robusto studente dalla folta capigliatura rossa che non sembrava affatto interessato alla lezione. Aveva in testa un cappello da marinaio, realizzato con un foglio strappato dal suo blocco per appunti e portava degli occhiali di foggia antiquata per correggere un discreto astigmatismo. Di tanto in tanto scattava sull’attenti, con gran trambusto, presumibilmente per salutare qualche invisibile ufficiale di passaggio. Non appena l’ufficiale si allontanava, l’Astigmatico tornava alla sua occupazione principale, che sembrava quella di motorista. Aveva infatti dispiegato sul suo banco una decina di grosse sveglie a lancetta, che consultava continuamente per tenere d’occhio lo stato dei motori. Era inoltre assai bravo ad imitare il rumore degli stessi motori. In tutta l’aula si udiva distintamente un sommesso brusio di sottofondo, che suonava all’incirca così:
“tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu”
“ wroooom “
“tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu”
“ wroooom “
“tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu”
“ wroooom “
“tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu”
“ wroooom “
“huuuu huuuu huuuu “
L’ultimo suono era la sirena della nave, usata per allontanare i delfini dalla chiglia (l’Astigmatico aveva evidentemente un forte rispetto per la natura e gli animali) ed era in verità abbastanza forte da sovrastare abbondantemente la voce del professore, che tuttavia sembrava esservi abituato. Ogni volta, infatti, interrompeva pazientemente la lezione, riprendendo solo quando i delfini tornavano a distanza di sicurezza. Non altrettanto bene reagivano gli altri studenti, che continuavano ad intimare all’Astigmatico di fare silenzio. Durante una brutta tempesta, infine, quando grosse onde si schiantavano a prua, con un frastuono tale da rendere impossibile anche udire le parole del vicino di banco, uno studente della prima fila si era alzato piazzandoglisi davanti e chiedendogli bruscamente di lasciare l’aula.
Per tutta risposta quest’ultimo si era messo sull’attenti urlando a squarciagola:
“Signore, lo scafo ha riportato seri danni. La stiva è semi-allagata. Con tutto il rispetto, Signore, tra mezz’ora tutti noi saremo pasto per i pesci, ma io mi rifiuto di lasciare il mio posto. Affonderò insieme alla nave, Signore.”
Di fronte a tale abnegazione e senso del dovere, lo studente della prima fila non aveva potuto che battere in ritirata; da quel momento nessuno aveva più osato interrompere l’Astigmatico, fino al completo inabissamento del natante, che era avvenuto esattamente trenta minuti più tardi.
Il Miope aveva provato immediatamente una forte simpatia per quello strano personaggio. Da sempre ammirava e prediligeva gli ultimi della classe, gli esclusi da ogni giro o compagnia; istintivamente legava con i ciccioni e con le ragazze con i foruncoli e l’apparecchio per i denti che nessun altro degnava di uno sguardo.
Al termine della lezione, con la scusa banale del chiedere cilindrata e cavalli vapore della nave da poco affondata, aveva avvicinato l’Astigmatico ed aveva iniziato a rivolgergli qualche frase di circostanza.
Avevano parlato a lungo finché, giunta l’ora di cena, avevano deciso di andare a mangiare qualcosa all’“Ipertensione arteriosa”, una rosticceria poco distante dall’Università, molto frequentata dagli studenti per via dei bassi prezzi. Per il Miope si trattava della prima volta in compagnia di qualcuno, visto che solitamente vi si recava sempre in prossimità dell’orario di chiusura, quando minori erano le probabilità di incontrarvi studenti che conoscesse. In compagnia dell’Astigmatico si sentiva invece stranamente a suo agio; aveva l’inspiegabile sensazione che il suo nuovo amico avrebbe potuto proteggerlo, persino nella malaugurata ipotesi di incappare in Luisella e Mariella.
In realtà le due studentesse non erano alla rosticceria quella sera, ma, anche se ci fossero state, ben difficilmente avrebbero trovato modo di interrompere la discussione in corso.
“Ingegneria non è che mi piaccia molto”
“come se fosse, nel senso di non assicurare troppo poggiando su basi non solide”
“in effetti non mi piace per niente, sai?”
“talora si scoprono zone d’ombra laddove in precedenza cantanti folk hanno smarrito ogni poesia”
“spesso penso di mollare tutto, però non so cos’altro fare”
“la notte sembra più lunga quando c’è sciopero degli impiegati pubblici”
“magari potrei arruolarmi in polizia”
“huuuu huuuu huuuu“
“già potrei farlo”
“ i galli continueranno a cantare purchè gli astronauti non si rifiutino di effettuare la raccolta differenziata”
Anche se ancora non se ne rendevano conto, era nata una grande amicizia.
0 Commenti:
Posta un commento
<< Home page