5 - Ouverture
Tre ore dopo la resa dei conti.
Affacciati sulla baia dominata dal depuratore marino, due investigatori privati, uno miope e magro, l’altro astigmatico e robusto, osservavano il mare calmo di fine estate.
Erano fermi in quella posizione da tre ore, in un silenzio carico di tensione che nessuno dei due si decideva a rompere. Ogni qual volta sembrava potesse nascere una discussione chiarificatrice, immediatamente distoglievano lo sguardo, fingendosi interessati a quanto accadeva nella piccola insenatura posta alcuni metri più in basso alla loro posizione.
La marea crescente aveva ricoperto di alghe l’intestino del ragioniere ed una grossa conchiglia era finita accanto al cinturino dell’orologio. La vista d’insieme ricordava una pregiata composizione artistica e trasse in inganno Enrico Cornice, un imbianchino che nel tempo libero perlustrava le spiagge in cerca di oggetti preziosi smarriti dai bagnanti. Convinto di aver messo le mani su un’opera di grande valore, di quelle mostrate durante i servizi dei telegiornali e di cui non capiva assolutamente nulla, raccolse delicatamente i resti del ragioniere e se ne tornò tutto contento verso casa. Era l’anniversario di matrimonio e già assaporava la sorpresa di sua moglie, una gelosissima donna di mezz’età maniaca delle televendite d’arte. Si presentò alla consorte con un sorrisetto che nelle sue intenzioni doveva garbatamente alludere al fatto che quell’anno non avesse badato a spese per festeggiare degnamente la ricorrenza. Le urla della donna alla vista del regalo furono talmente forti e cariche di epiteti non ripetibili da costringere il sindaco a radiarla dalla commissione per l’edilizia fognaria sostenibile ed arrivarono distintamente alle orecchie dei due investigatori privati.
Tuttavia nessuno dei due ci prestò caso.
Il Miope si limitò a tossire discretamente, L’Astigmatico si soffiò educatamente il naso. Nulla di più. Il silenzio continuava a regnare ed a dividerli.
Eppure le cose un tempo erano state molto diverse, rifletteva il Miope, ritornando col pensiero ai primi anni della loro amicizia.
Dopo la prima serata trascorsa insieme, i due avevano iniziato a frequentarsi con una certa assiduità. Spesso si incontravano all’università, ove quasi sempre era il Miope a recarsi a seguire le lezioni dell’Astigmatico. In altri tempi egli avrebbe provato un forte senso di colpa nel saltare le proprie lezioni, ma la sensazione di avere finalmente trovato un vero amico gli faceva dimenticare completamente le angosce di ingegneria.
Dopo tre mesi dal primo memorabile incontro, si era deciso ad invitare l’Astigmatico ad una partita di ‘chi fa lo screanzato finisce al commissariato’, un gioco di società da lui stesso inventato, che fino a quel momento non aveva mai mostrato a nessuno. Si trattava di un gioco molto complesso, per vincere il quale occorreva essere un fine stratega e possedere un grande intuito. Per facilitarne l’apprendimento, il Miope ne aveva anche realizzato il manuale, un poderoso volume di cinque kg per millenovecento pagine complessive.
In estrema sintesi, una partita si svolgeva con la partecipazione da un minimo di due fino ad un massimo di ventinove giocatori.
I primi due giocatori –obbligatori– impersonavano rispettivamente il ruolo dello screanzato e del commissario. Altri concorrenti potevano scegliere tra un ampio ventaglio di possibilità, comprendente le figure dell’appuntato, dello scippatore, del tubo catodico e del bancone di macelleria. Solo in presenza di giocatori molto in gamba si potevano inoltre assegnare due ruoli jolly, l’astronauta ed il cardiofrequenzimetro. Poiché mai nessuno al di fuori del Miope e dell’Astigmatico ebbe modo di cimentarsi nel gioco, a parte una sola occasione in cui giocarono in tre, purtroppo tali ruoli rimasero eternamente non assegnati.
Lo scopo ultimo era di guadagnare il maggior quantitativo di broccoli surgelati, al termine di una serie di prove a difficoltà crescente. La partita iniziava sempre con il commissario intento a scolarsi un paio di bicchierini al bar, in pieno orario lavorativo. Lo screanzato passava casualmente di fronte ai tavolini del locale, rivolgendo un volgare apprezzamento nei confronti di due ragazze ivi sedute. Il commissario, non tollerando cotanta maleducazione, lanciava allora contro lo screanzato il proprio pesante orologio da taschino. Se riusciva a centrarlo vinceva la prova, a meno che lo screanzato non indovinasse l’istante esatto di impatto contro la sua fronte, con uno scarto massimo di tre millesimi di secondo. In questo caso la prova sarebbe andata a lui, con il conseguente guadagno del primo kg bi broccoli.
Le ripetute partite avevano contributo molto a cementare la fiducia reciproca dei due studenti, oltre a far lievitare notevolmente il costo dei broccoli nel vicino supermercato, per via della grande ed improvvisa richiesta.
L’episodio che tuttavia aveva definitivamente consacrato la loro amicizia, era stato un epico incontro con Luisella e Mariella. Il fatto era avvenuto intorno alle 11 di un mercoledì come tanti. L’Astigmatico si trovava occasionalmente ad ingegneria ed in compagnia del Miope percorreva il viottolo di accesso alle aule. Nella direzione opposta arrivavano le due studentesse, seguite dal consueto stuolo di pretendenti-senza-speranza, spasimanti-con-minima-speranza ed amici-dei-pretendenti-categoricamente-senza-speranza.
L’umore delle due studentesse era quel giorno particolarmente nero, visto che entrambe erano appena state bocciate all’esame di ‘Fisica inutile’. Quella particolare disposizione d’animo aumentava esponenzialmente la loro acidità, tanto che uno starnuto di Luisella, mal contenuto dal fazzoletto, aveva completamente liquefatto la portiera di un automobile parcheggiata lungo il loro cammino. Non appena le aveva scorte, il Miope aveva iniziato a sudare ed a tremare visibilmente, cercando disperatamente di arrampicarsi su un palo della luce per non essere visto a sua volta.
Aveva appena iniziato a salire quando la mano dell’Astigmatico lo aveva afferrato vigorosamente, spingendolo nuovamente sulla strada.
“In altre parole è il significato ultimo del trascendente che sfugge, pur se nella lavatrice non sempre si trova consolazione” gli aveva detto, come un padre avrebbe fatto con il proprio bambino impaurito davanti ad un pericolo.
“Senti, lo so che ti sembrerò uno stupido, ma non voglio incontrarle. Mi fanno paura, tutti loro, ma soprattutto quelle due. In loro presenza divento un idiota completo, un burattino senza rispetto di se stesso, un fantoccio, un…”
“Alquanto, ma pur sempre nel senso”, aveva troncato L’Astigmatico, con un tono così sicuro che incredibilmente il Miope aveva sentito la propria agitazione calmarsi lievemente.
Erano nel frattempo giunti a pochi metri dal gruppetto degli altri studenti, che avevano ormai notato la loro presenza.
“Ciaooo” aveva salutato Mariella, con lo stesso calore di un cucciolo di tirannosauro intento a divorare il fratello.
“E’ un po’ che non ti vediamo a lezione. Che ti è successo, stai sperimentando forse una cura contro il vomito in aula?”
“Oppure vediamo, fammi indovinare” aveva continuato Luisella “ti sei trovato una fidanzata?”.
Il drappello al loro seguito aveva fatto eco con grasse risate, mentre il Miope rimaneva come impietrito.
In sua vece aveva però parlato L’Astigmatico.
“E’ giunto il tempo, tutti i segni lo annunciano, scalate le montagne ma non fidate delle antiche geometrie”
“Ma senti un po’” aveva risposto Luisella “e che vuol dire, scusa?”
“Senti e menti, menti disturbate di donne che si sono estraniate, i venti piegano i rami del ciliegio”.
“Non capisco, vuoi dire che noi siamo estraniate? O che siamo disturbate? Ma come ti permetti?” aveva detto Mariella piccata ma con una lieve sfumatura di insicurezza nella voce, appena avvertibile.
“Emm, forse il mio amico intende solo farvi presente che a volte magari, come dire, senza troppi giri di parole, ovvero, in altri termini….” Aveva tentato di intervenire il Miope, con un’audacia inaudita, ma perdendosi a metà della frase.
“Ha si, chiaro chiaro. Senti, ma cosa fate voi due insieme, i cabarettisti? O forse vi esibite al circo insieme al cane parlante Vassilj Ulianov Ilic? Certo che quella povera bestia ne deve fare di sforzi per capirvi” aveva detto allora Luisella, rinfrancata.
L’intervento del Miope aveva riportato l’inerzia dello scontro verbale dalla loro parte.
“Cani sani in tre vani (più servizi), vanamente svaniscono tra i gerani” aveva però ribattuto l’ Astigmatico con grande prontezza.
“E quattro vani (con angolo cottura) non invano si stemperano sul divano” aveva aggiunto il Miope, cui la vicinanza dell’Astigmatico ed il desiderio di riscatto per l’infelice uscita di poco prima avevano fornito un coraggio insospettabile fino a quel momento.
La doppia battuta aveva lasciato momentaneamente senza fiato Luisella e Mariella, incapaci di trovare una risposta adeguata in tempi brevi.
Era stata l’esitazione fatale.
“Si formano i dotti dell’ortopedia tra vetuste colonne” aveva affondato infatti L’Astigmatico.
“E non lo si dica mai, a meno che” aveva completato il Miope.
“A meno…” aveva tentato di ribattere Mariella, ma troppo debolmente, prestando il fianco all’attacco decisivo che era stato portato con una rapida sequenza.
“Meno? O forse mano?” aveva iniziato l’ Miope.
“Una mano lava l’altra” aveva continuato il Miope.
“L’altra è sempre più bella e giovane, ma non è la madre dei tuoi figli.”
“Le figliate dell’anatra selvatica non saranno mai usate dai pubblicitari.”
“Gli slogan possono dare la fortuna, ma possono anche toglierla.”
“Non sono prudente, lo dico con molta cautela.”
“Non mi piace lo zucchero, lo dico con molta dolcezza.”
La velocissima alternanza di battute tra L’Astigmatico ed il Miope aveva chiuso alle due ragazze ogni possibilità di risposta. Non era restato loro che dichiarare, in tono assai meno altezzoso del solito, di non avere nulla da dire a due completi imbecilli, ed allontanarsi un po’ troppo velocemente. Ciliegina sulla torta, un membro del corteo, tale Carmelo Prendisole, appena promosso al ruolo di amico-di-amici-dei-pretendenti-categoricamente-senza-speranza-senza-speranza-nemmeno-di-uno-sguardo, si era voltato a salutare i due amici con un gran sorriso.
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