7 - Preambolo

Due giorni dopo la resa dei conti.


Affacciati sulla baia un tempo dominata dal depuratore marino, due investigatori privati, uno Miope e magro, l’altro Astigmatico e robusto, osservavano il mare calmo di fine estate.

Erano fermi in quella posizione da due giorni, in un silenzio carico di tensione che nessuno dei due si decideva a rompere. Ogni qual volta sembrava potesse nascere una discussione chiarificatrice, immediatamente distoglievano lo sguardo, fingendosi interessati a quanto accadeva nella piccola insenatura posta alcuni metri più in basso alla loro posizione.

In essa un gruppo di ambientalisti festeggiava la distruzione del depuratore, rilasciando interviste ad un gruppo di giornalisti. La polizia attendeva cortesemente in disparte che le televisioni terminassero le loro riprese prima di arrestare gli ambientalisti.

Nel frattempo le acque di scarico si riversavano in mare senza più essere trattate, colorando l’acqua di un preoccupante verde acido e liberando nell’aria un odore capace di far arricciare il naso ad un alligatore di fogna di quarta generazione.

Tutto questo tuttavia non preoccupava minimamente i due.

Il Miope tirò su col naso, l’Astigmatico si limitò a corrugare il padiglione auricolare destro.

Eppure quest’ultimo era turbato. Pensieri vorticosi si rincorrevano nella sua testa senza giungere a formare le strane frasi del suo linguaggio. Sentiva con grande amarezza come l’attuale valanga di eventi che rischiava di travolgerli fosse stata originata tanti anni prima dalla caduta di piccole pietre, alcune delle quali incautamente smosse da lui stesso. Era stato lui a scambiare le cornacchie, pensava, ricordandosi di quando, chiuso nella sua nuova gabbia, Schienale osservava l’ambiente circostante colmo di astio e di rancore. Il volatile viveva a quel tempo in una piccola stanza di diciotto metri quadri, priva di ogni confort, anche quelli più elementari. Ancora peggio, la stanza era a sua disposizione solo venti minuti al giorno, in coincidenza con la serie televisiva preferita della zia dell’Astigmatico, le previsioni del tempo del colonnello Tempestoni. Al di fuori di quella breve parentesi era confinato in gabbia, costretto a sorbirsi la compagnia della vecchiaccia, intenta perennemente a raccontargli confuse storie della sua gioventù. Le sue preferite, ed anche quelle che mandavano Schienale letteralmente in bestia, erano di quando militava nella fantomatica Legione Forestale Anfibia, un corpo d’elite della marina militare. Aveva partecipato, almeno a quanto sosteneva -Schienale era assai scettico al riguardo- ad innumerevoli missioni ad alto rischio. Ad esempio amava raccontare come, dopo due anni di servizio, un contrammiraglio logaritmico avesse notato le sue qualità, assegnandole un compito d’importanza planetaria: il recupero del sifone del bagno ufficiali, trafugato da un commando di procioni e custodito nel punto più remoto del loro regno. Sottoposto a questo crudele trattamento, Schienale rifletteva amaramente sull’ingiustizia della vita. Solo pochi mesi prima viveva in un lussuoso appartamento regalatogli dall’amato padrone, con maggiordomo, pista da bowling e finanche un fast-food con tanto di cuoco e cameriere aperto 24 ore su 24. Il ricordo dei perduti agi non faceva che peggiorare il suo già pessimo umore, e soprattutto le prime settimane della nuova vita erano state terribili. Aveva cercato nei primi tempi di liberarsi in ogni modo della vecchia strega, intuendo come la sua salute non fosse delle migliori. Il suo primo tentativo era stato quello di fingersi posseduto da un demonio che lo costringeva a ripetere continuamente la tabellina del 5 in latino. La vecchia si era spaventata moltissimo nell’udire quelle misteriose parole, abilmente scandite con voce cavernosa, ma dopo un po’ vi si era abituata, non prestandovi più attenzione. Schienale tuttavia non si era dato per vinto, escogitando molte altre forme di terrorismo psicologico, alcune delle quali davvero ingegnose. Il suo capolavoro, che lo aveva portato vicinissimo al successo, lo aveva realizzato un giorno che la zia dell’Astigmatico aveva incautamente lasciato un rotolo di nastro da imballaggio vicino alla sua gabbia. Impiegandolo con grande maestria, Schienale aveva approntato una fasciatura strettissima, che gli aveva compresso le piume al punto da ridurre le sue dimensioni a quelle di un cardellino. Il travestimento era completato mirabilmente dalla sua capacità di parlare senza alcun accento il cardellinese, che i suoi genitori, fissati con le lingue straniere, gli avevano fatto studiare da piccolo. La vecchia signora era naturalmente rimasta stupefatta nell’entrare in camera e trovare in gabbia un cardellino al posto della sua cornacchia, tanto che aveva girato e rigirato intorno alla gabbia, squadrandolo da ogni angolo. Durante tale indagine Schienale era rimasto immobile, canticchiando sommessamente un motivo molto in voga tra i cardellini adolescenti. Solo quando la zia dell’Astigmatico si era attaccata con la faccia alla gabbia, trovandosi a meno di 5 cm di distanza dal suo becco, aveva rotto la fasciatura, lasciando che le sue piume liberate quadruplicassero repentinamente la sua stazza. Contemporaneamente aveva pronunciato con tutto il fiato che aveva in gola una terribile bestemmia, in seguito sanzionata con l’inibizione per cinque anni da chiese, conventi e monasteri, insieme all’obbligo di recarsi in questura ogni domenica durante gli orari delle Sante Messe. Spaventata oltre ogni dire dall’evento, la zia dell’Astigmatico si era accasciata a terra, vittima di un infarto. Per lunghi minuti Schienale aveva esultato, convinto di essersene finalmente liberato. Purtroppo per lui la donna si era ripresa abbastanza da riuscire a telefonare al nipote, che era sopraggiunto in pochi minuti per portarla in ospedale.

Beffa delle beffe, durante la degenza ella aveva incaricato il nipote di accudirlo durante la degenza ospedaliera.

L’Astigmatico, l’artefice primo delle sue disgrazie, colui che aveva messo un impostore al suo posto e che lo aveva condannato all’attuale schiavitù, era divenuto così il suo carceriere. Erano state tre settimane interminabili, tanto più che, fin dal primo momento, Schienale si era convinto di essere stato rovinato da un idiota senza speranza. Emblematico era stato in tal senso il loro primo contatto. L’investigatore si era presentato a mezzogiorno in punto con una zuppa di farro piselli e tegole in salamoia, pietanza che aveva riproposto a Schienale per 21 giorni consecutivi, approfittandone per smaltire una partita di 3 tonnellate ricevuta in pagamento di un vecchio caso. A dir la verità, il farro non era di grande qualità, ma le tegole ed i piselli legavano molto bene, e la zuppa era nel complesso assai gradevole. Tuttavia Schienale era ben deciso a non dare alcuna soddisfazione al suo aguzzino. Non appena l’Astigmatico gli aveva porto la scodella, aveva preso un’enorme boccata di zuppa, sputandola violentemente contro l’investigatore. Pur essendo stato colpito in pieno, l’ Astigmatico non aveva dato alcun segno di essersene accorto.

Molti esegeti sono del tutto privi di talento; si aggrappano ai lavori altrui, al punto di appropriarsene, attribuendogli significati inesistenti o ignoti agli autori stessi”, si era limitato a commentare, né maggior successo avevano ottenuto i successivi sputi di protesta, seguiti rispettivamente dai seguenti commenti:

La metropolitana è del 27% più rapida di un elettrotram su percorsi inferiori ai due chilometri”

Il possesso di una lavastoviglie a display retro illuminato non è più un punto d’arrivo, quanto piuttosto di partenza per la maggior parte delle famiglie”

Scoraggiato dalla totale assenza di reazione, Schienale si era rassegnato a mangiare le sue zuppe in silenzio, limitandosi allo sputo di qualche chicco di farro isolato, di tanto in tanto.

La cornacchia si sarebbe però molto stupita nel conoscere la storia dietro l’apparente incongruenza di quelle strane frasi. L’Astigmatico era nato in una famiglia divenuta assai facoltosa grazie ad un fiorente commercio di sottotetti per formicai, avviato da suo nonno e portato al successo da suo padre. La grande e repentina ricchezza aveva purtroppo stravolto l’equilibrio mentale dei genitori, entrambi di bassa estrazione sociale e privi di titoli di studio. In particolare aveva cambiato la madre, che grazie al matrimonio aveva riscattato una misera giovinezza trascorsa decorando ad acquerello cozze e vongole in un ristorante cinese. Il potere del denaro l’aveva trasformata in una donna ambiziosissima, eternamente assetata di altri soldi, divenuti la ragione principale della sua vita. Lucenti cabriolet e sottovesti provenienti dalle sfilate parigine l’avevano al contempo convinta di essere una donna assai raffinata, perfettamente a suo agio in ogni evento mondano. Ciononostante, nel profondo della sua anima rimaneva una punta di insicurezza, che nessun estratto conto a sedici zeri riusciva a cancellare completamente. In ricorrenti incubi le capitava di recarsi al ricevimento per la nuova piscina senza colesterolo dei conti Balconi, indossando solo il misero abitino usato della prima comunione. Nel sonno camminava tra due ali di nobili a cinque anni di garanzia, anelando disperatamente al loro riconoscimento, ottenendo però solo qualche risatina cortese che sottintendeva il terribile giudizio, appena sussurrato ma per lei evidentissimo, di “pezzente arricchita”.

La madre dell’Astigmatico si svegliava da questi incubi in un bagno di sudore, e solo detergendosi con uno speciale accappatoio interamente realizzato con banconote da cinquanta euro riacquistava un pò di serenità. Per questo motivo aveva deciso che il suo unico figlio non si sarebbe mai dovuto trovare in simili situazioni: avrebbe studiato come a lei non era stato possibile, meritando appieno la posizione sociale già garantita dalla loro ricchezza.

Dalla tenera età di 5 anni l’Astigmatico era stato costretto a frequentare una prestigiosa accademia, rigorosamente a numero chiuso, insieme alla crema della società, tra cui spiccavano cinque figli di primari, tre di parlamentari ed addirittura due di cardinali.

L’accademia era contraddistinta da rigore e severità assolute, poiché si riteneva che solo con il culto della disciplina si potessero adeguatamente formare i futuri potenti.

Le giornate erano dedicate per intero allo studio, senza nessuna possibilità di giocare, come la tenera età degli studenti avrebbe invece richiesto.

Il giorno più duro di tutti era il martedì, nel quale si affrontavano materie assai ostiche, secondo l’orario seguente:

08:00 – 10:00 Fioretto;

10:00 – 11:30 Tecniche di licenziamento;

11:30 – 12:30 Cravatte Regimental abbinate al pomello del cambio;

14:00 – 15:00 Evasione fiscale, trucchi e suggerimenti;

16:00 – 17:00 Come divenire arroganti e sprezzanti nei confronti dei sottoposti;

17:00 – 18:30 La megalomania è un diritto di nascita ma anche un dovere;

Ansioso di compiacere i genitori, l’Astigmatico si era applicato agli studi con grande impegno, rientrando per cinque anni consecutivi tra i migliori tre studenti del proprio corso. Man mano che progrediva negli studi, tuttavia, si sviluppava in lui un forte senso di estraneità verso l’ambiente che lo circondava. Cresciuto ed educato come un essere semidivino, non si riteneva davvero tale, iniziando a sospettare che forse la sua condizione non era poi così invidiabile e gettando le basi di una decisa ribellione alla strada per lui già tracciata