13 - Albori

Quattro mesi prima della resa dei conti.

un’idea risolutiva. Chiamò a sé il capocarpentiere e gli chiese di costruirgli un bagno improvvisato sopra la passerella difesa dai merli. Questo lo

L’agente Tettoia stava compiendo il quarto giro attorno al parco, guardandosi attorno con fare circospetto. Temeva di essere seguito da Guildstern, ma quella di Guildstern era una lunghissima storia, e in quel momento non aveva tempo da perdere per badare a lui.

Quel parco era il luogo prestabilito per l’appuntamento con il suo sconosciuto collega, un tale agente Cip, che era rimasto privo del suo compagno di missione. La voce romanzata che circolava alle macchinette del caffè della sede centrale di Londra era che l’agente Bebopalula era rimasto eroicamente vittima in uno scontro a fuoco contro nove uomini del controspionaggio italiano, fra i quali 3 ex ninja, 1 ex lottatore di wrestling e 2 giocatori di bridge tuttora in attività. Probabilmente la verità era lievemente diversa, ma da sempre le figure eroiche sono un esempio fondamentale per le nuove generazioni, per cui nessuno era interessato a come fossero realmente andate le cose.

L’unica cosa importante era che, visto il peso strategico della missione Catarifrangente, l’agente Tettoia era stato immediatamente inviato in Italia a sostituirlo.

In quel momento, da dietro una siepe stava sorridendo elegantemente, osservando le goffe movenze dell’agente Cip, mentre cercava di sfuggire alle percosse di un uomo in tuta da meccanico che lo malmenava utilizzando una chiave inglese del 23.

A detta di tutti l’agente Tettoia era uno dei migliori agenti dei Servizi Segreti di Sua Maestà, e della cosa lui era ben consapevole, infatti era stato proprio lui a mettere in giro questa voce, vantandosi di missioni ai limiti del possibile. In particolare aveva messo in giro la voce che era stata opera sua la famosissima operazione Fronteretro. Tale missione, in realtà da lui inventata, era diventata ormai oggetto di insegnamento e caso di studio nella Reale Accademia di Spionaggio. Secondo la fandonia da lui stesso escogitata, con una brillantissima manomissione notturna di alcune cartine geografiche dislocate in posizioni strategiche, la Gran Bretagna si era impossessata delle isole Far Oer, della rete ferroviaria Norvegese e di una numerosissima mandria di mucche frisoni non marchiate, che in quel momento si trovavano al pascolo in Olanda, ignare di tutto.

L’agente Tettoia si era ovviamente assunto i meriti di quell’eroico blitz da lui stesso inventato, ed era stato insignito di numerose medaglie, tre delle quali poi regalate al contadino olandese padrone delle mucche, per comprare il suo silenzio ed evitare uno scandalo.

Nel frattempo dall’altra parte del parco pubblico, un enorme tizio barbuto in salopette blu, stava cercando di infilare l’agente Cip dentro una buca delle lettere (benché privo dell’apposito francobollo), coprendolo nel frattempo di terribili insulti.

L’agente Tettoia rimase a spiare la scena e questa volta si lasciò andare a una sommessa risatina.

Pensò che una goliardata del genere era proprio quello che ci voleva per tirargli su il morale, visto che l’ultimo periodo professionale non gli aveva riservato grosse soddisfazioni. Qualcuno nelle alte sfere stava forse cercando di metterlo alla prova, non riusciva a spiegarsi in altro modo gli ultimi lavori che gli erano stati affidati.

Un mese prima era stato inviato urgentemente in Kamchatka, con l’incomprensibile incarico di difenderlo da un eventuale attacco da parte delle armate gialle dislocate in Jacuzia, pericolo che si era poi rivelato del tutto infondato.

In seguito aveva trascorso due settimane lungo viale dei Giardini, con la bizzarra missione di impedire che qualcuno, travestito da fiasco di vino, passasse di lì cercando di vendere case per costruire alberghi.

Quando poi lo avevano spedito travestito da cavallo ad impedire uno scacco matto praticamente fatto, aveva finalmente capito che qualche burlone aveva deciso di sfruttarlo per vincere con l’inganno nei suoi giochi da tavolo preferiti.

Strinse il pugno violentemente, pensando che se solo avesse avuto fra le mani l’autore di quei tiri mancini…

Però questa volta era stato destinato alla missione Catarifrangente, e questo era il segno di un ritorno alla normalità. Sorrise rilassato e attraversò il prato che lo separava dall’agente Cip.

Dall’altra parte del parco, intanto, l’agente Cip si stava disperatamente arrampicando su un albero per sfuggire a un tipetto tarchiato in tuta blu che lo inseguiva con una motosega. Mentre si arrampicava si produceva in una serie di improperi che fecero fuggire le anziane signore scandalizzate per la sua blasfemia. In realtà non potevano sapere che l’oggetto dei suoi insulti non era il padreterno, ma la stramaledetta macchina chiamata C.R.I.S.T.O., che aveva generato una parola d’ordine delle sue per la procedura di contatto con l’agente che doveva sostituire il defunto Bebopalula.

Il luogo prestabilito era l’ingresso del parco. Secondo le istruzioni ricevute, lì avrebbe trovato ad attenderlo un agente travestito da meccanico, al quale avrebbe dovuto presentarsi con la parola d’ordine “Dovrei restituirle il tanga di sua moglie”.

Questo non aveva reso indolore la sua ultima mezz’ora, trascorsa a sfuggire a nerboruti tizi in salopette che non avevano preso per nulla bene la frase con cui li aveva avvicinati.

Dopo alcuni minuti, il tizio in tuta blu e motosega abbandonò l’assedio, consentendogli di scendere dall’albero, ancora pesto e malconcio per i precedenti approcci.

Ai piedi dell’albero trovò quell’uomo alto e imponente, ma tarchiato e tozzo, un uomo sottile e minuto ma al tempo stesso pingue e corpulento, con una folta chioma leonina sul cranio pelato e lucente, con una sontuosa barba sul viso perfettamente rasato.

Insomma, un uomo indescrivibile e mimetico, una figura dalla fisionomia del tutto inafferrabile, che sfuggirebbe a qualsiasi identikit, a ogni identificazione.

L’uomo ideale per fare la spia, si disse… E proprio in quel momento quello parlò con una voce stentorea, appena udibile.

“La funzione primaria del naso non è quella di bisettrice della faccia.”

L’agente Cip sobbalzò. Quella era la seconda metà della parola d’ordine generata dal C.R.I.S.T.O., impossibile sbagliarsi.

Lui balbettò: “Dovrei… Dovrei restituirle il tanga di sua moglie”.

“Sono lieto di fare la sua conoscenza, agente Cip. Mi preme farle notare che non è sempre indice di professionalità l’arrampicarsi sugli alberi con la giacca lacerata e il volto coperto di svariati lividi e tumefazioni. Mi permetta di suggerirle un atteggiamento più di basso profilo, forse meno eclatante, ma più profittevole al fine di non attirare l’attenzione dei passanti durante lo svolgimento di un’operazione segreta.”

L’agente Cip trasalì… Riconobbe subito l’eloquio pomposo e sprezzante dell’odiato agente Tettoia che non aveva mai incontrato di persona, ma che gli era ben noto… Il famoso e borioso agente Tettoia, pieno di sé fino all’inverosimile.

Certo, era stato lui a condurre la missione Fronteretro, la magistrale operazione che gli avevano fatto addirittura studiare nel corso di ammissione, l’uomo citato ad esempio per tutte le nuove leve.

Ciononostante, era talmente antipatico che aveva fatto pressioni sull’imbianchino da lui posto a capo dei servizi segreti per quella faccenda del Kamchatka, e per un altro paio di scherzetti in concomitanza con alcune serate fra amici passate attorno al Monopoli o agli scacchi. L’agente Cip deglutì rumorosamente, sudando copiosamente e vistosamente in imbarazzo.

“Ma… Secondo la procedura lei doveva essere… essere vestito da meccanico…”

L’agente Tettoia ridacchiò, inarcando le folte sopracciglia completamente glabre.

“Non tergiverserei oltre su queste formalità burocratiche. Spesso l’attenersi rigidamente a schemi comportamentali predefiniti nuoce alla reattività mentale e limita la capacità di adattamento all’ambiente esterno, spesso mutevole e difficilmente inquadrabile.”

In seguito, con un giro di parole, l’agente Tettoia fece capire all’agente Cip che potevano darsi del tu, e lo guidò sulla sua automobile, nella cui autoradio inserirono l’audiocassetta lasciata dall’agente Bebopalula prima di morire.

L’auto in dotazione all’agente Tettoia era ricolma di congegni sperimentali dei servizi segreti, alcuni dei quali di dubbia utilità. Infatti quando l’agente Cip premette il tasto “play” dell’autoradio, un guantone da boxe venne proiettato da una molla fuori dal cruscotto e lo colpì in pieno volto. Dopo alcune difficoltà e parecchi tentativi a vuoto, finalmente la pressione sull’accendisigari e lo sblocco del freno a mano fecero partire l’autoradio.

Il messaggio era molto confuso, il rumore di fondo era un ronzio incomprensibile che sembrava la sovrapposizione fra il rombo di una volkswagen in folle, il beccheggio di un catamarano e la sigla di coda delle previsioni del tempo in prima serata del colonnello Tempestoni.

La voce era quella di una donna misteriosa che sembrava parlare da un apparecchio telefonico.

“Catarifrangente è il nome in codice di un merlo indiano addestrato, il quale custodisce un segreto di vitale importanza per tutti noi. Dovete recuperarlo vivo e vegeto. Siete attesi all’albergo il Crepaccio, dove troverete le istruzioni per rintracciare Catarifrangente. Mi raccomando, guardatevi dai Procioni e non approfittate del frigobar in camera addebitando la consumazione sul conto dei Servizi Segreti di Sua Maestà. Vi teniamo d’occhio”.

Il messaggio li lasciò sconcertati. L’agente Tettoia mise in moto e una scossa elettrica fece sobbalzare l’agente Cip, che valutò seriamente l’ipotesi di recarsi all’albergo su un comodo taxi privo di congegni diabolici.

Fortunatamente raggiunsero in fretta l’albergo il Crepaccio, costruito ai margini di un precipizio in zona soggetta a bradisismi, fatto che ne faceva il luogo ideale per un tranquillo weekend lontano dalla folla. Il custode li accolse affilando la sua ascia e roteando gli occhi, poi li accompagnò alle loro stanze, consigliando vivamente di non mettere bagagli pesanti a nord, perché la faglia tettonica tendeva a cedere in quella direzione. Il custode era in realtà l’architetto che aveva progettato l’albergo. Subito dopo averne ultimato la costruzione era stato accusato di concorso esterno in arredamento di interni, per aver disposto la mobilia delle stanze esclusivamente su balconi, terrazze e cornicioni. Fu costretto a patteggiare e a riportare l’arredamento dentro le stanze, e la cosa lo rese particolarmente nervoso, irascibile e a tratti inquietante.

Per quel motivo l’agente Tettoia si chiuse immediatamente a chiave nella sua stanza. A dire il vero non era solo per quello, ma anche per cercare di tenere alla larga Guildstern che in quel periodo si era fatto molto invadente.

Guildstern era comparso nella sua vita attorno ai 12 anni di età, era il suo amico immaginario, cosa che – lui credeva – capitava a tutti i ragazzini, no? Quando infine si era reso conto che non tutti i suoi compagni di scuola giocavano a ping-pong (per giunta perdendo regolarmente) con un amico immaginario, aveva capito che forse poteva sfruttare quella stranezza a suo favore. Fu così che alla visita per il servizio militare insistette per presentare allo psicologo il suo amico Guildstern. Lo strizzacervelli abbozzò un sorriso, sollevando appena gli occhi dal suo foglio e limitandosi a chiedere taglia e numero di scarpe di Guildstern per la sua uniforme. Così si era ritrovato in Irlanda del Nord a fare doppi turni di guardia, dato che Guildstern gli aveva giustamente fatto notare che in quel pasticcio ce lo aveva cacciato lui e quindi lui si doveva sorbire anche i suoi turni. Nemmeno il fatto che scarpe e divisa fossero di 4 misure troppo grandi per lui, smossero l’amico immaginario dalla sua decisione.

I rapporti fra loro si incrinarono profondamente quando Guildstern venne promosso caporale e lui invece rimase soldato semplice. Fu in quel momento che il suo amico immaginario si trasformò nel suo nemico immaginario, che lui cercava di evitare in tutti i modi.

Era quello l’unico punto debole dell’inattaccabile agente Tettoia.

Ma questo nessuno lo sapeva.

E infatti nella stanza confinante l’agente Cip, oltre ai postumi di svariati traumi dovuti ai congegni dell’automobile sperimentale, stava ancora smaltendo il nervosismo e il senso di soggezione per il fatto di dover lavorare con l’odioso ma pur sempre leggendario agente Tettoia.

Mentre passeggiava in cerchio pensando al da farsi, squillò il telefono. Si tolse la scarpa e rispose.

“Pronto?”

“Prendi nota, figliolo, se mai dovessi presenziare a uno sbarco di alieni, cerca di non accoglierli in canottiera o con frasi contenenti la parola olomorfismo”.

“Papà? Sei tu? Come dici?”

“Ci avevi mai pensato, ragazzo? Il Triceratopo forse non si sarebbe estinto se avesse avuto un pollice opponibile invece di un inutile naso corazzato”.

Poi il Penta-Lord James Anthony Fitzgerald Studebaker-Cottonsimmons-Abbot Senior riattaccò, lasciandolo completamente disorientato come suo solito.

L’agente Cip, in preda allo sconforto, pensò che forse aveva sbagliato a entrare nei servizi segreti.

Forse poteva tornare a vivere con suo padre e mettersi a collezionare le paranoie che lui scartava o che non usava più.

O forse poteva ricominciare a lavorare part-time come faceva ai tempi dell’università, quando per cercare di emanciparsi dal padre e non sentirsi un figlio di papà mantenuto, aveva lavorato come moribondo sostitutivo presso i maggiori ospedali di Londra.

Interveniva solo nei casi più drammatici in cui un giovane scompariva improvvisamente in fatalità imprevedibili e orripilanti tipo paracadute difettosi, pianoforti precipitati in strada, coccodrilli fuoriusciti dal water, eruzioni di tombini e analoghe sventure. In questi casi le famiglie difficilmente riuscivano ad accettare l’improvvisa morte del congiunto e a farsene una ragione, quindi lui, completamente fasciato e bendato in modo da essere irriconoscibile, impersonava il defunto, fingendosi ancora degente in qualche asettica sala di rianimazione.

Simulava perfettamente il coma durante il solo orario di visita, cosa che quindi lo impegnava per non più di due o tre ore al giorno, per la durata di un paio di settimane; di norma dopo questo lasso di tempo i famigliari si abituavano all’idea della tragedia, e lui poteva inscenare l’improvviso peggioramento e il decesso, venendo sostituito dal vero cadavere e terminando così il suo lavoro.

Aveva così scoperto che la maggioranza dei ricoverati nei reparti di rianimazione erano in realtà dei moribondi sostitutivi come lui. Spesso alla fine dell’orario di visita si rialzavano in 5 o 6, sbendandosi e rivestendosi, scambiandosi salaci battute a sfondo mortuario, esempio di humor nero tipicamente inglese.

Ripensò con nostalgia a quel periodo, terminato solo a causa di un brutto raffreddore, che lo fece scoppiare in una raffica di 27 starnuti consecutivi e intrattenibili mentre la madre lo accudiva credendolo il figlio in coma per aver inavvertitamente ingoiato un termosifone. L’imprevedibile evento costrinse il primario di neurochirurgia a lobotomizzare d’urgenza la signora che gridava al miracolo per il risveglio del figlio, prima che potesse suscitare uno vespaio accorgendosi che quello non era suo figlio.

Ovviamente lo licenziarono, ma chissà… Forse lo avrebbero ripreso a lavorare, magari anche come riserva o sostituzione temporanea.

Mentre pensava a queste cose udì un rumore, ed una busta fece capolino sotto la porta.

Si alzò e fece per afferrarla, ma scomparì subito. Aprì immediatamente la porta e dall’altra parte c’era l’odioso agente Tettoia che stava già aprendo la busta.

“Se mi è concesso puntualizzare, sottolineerei che non è l’ideale lasciare che una busta contenente istruzioni direttamente attinenti a un’operazione segreta rimanga troppo a lungo infilata sotto una porta, in quanto è universalmente noto che le buste infilate sotto le porte contengono sempre informazioni importanti e solitamente riservate, e che pertanto potrebbero attirare l’attenzione di occhi indiscreti.”

Anche quella volta lo aveva umiliato.