14 - Intermezzo
Dieci giorni dopo la resa dei conti.
Affacciati sulla baia dominata dai resti del depuratore marino, due investigatori privati, uno miope e magro, l’altro astigmatico e robusto, osservavano il mare calmo di fine estate.
Erano fermi in quella posizione da dieci giorni, in un silenzio carico di tensione che nessuno dei due si decideva a rompere. Ogni qual volta sembrava potesse nascere una discussione chiarificatrice, immediatamente distoglievano lo sguardo, fingendosi interessati a quanto accadeva nella piccola insenatura posta alcuni metri più in basso alla loro posizione.
Terminate le interviste di rito, tutti gli ambientalisti erano stati trascinati in caserma. I poliziotti avevano usato la mano pesante con tutto il gruppo di eco-terroristi, malmenati e spinti nelle camionette a suon di calci. Avevano tuttavia risparmiato il loro giovane capo, fatto salire su una berlina scura e tratto furtivamente verso la sede della “Grandi opere ambientali rischiose”.
Era questa la potente multinazionale produttrice dei depuratori serie “Impatto”, della quale faceva parte l’installazione appena distrutta. L’unità di crisi della multinazionale, riunita al centoventesimo piano in seduta ad oltranza dopo i fatti della baia, aveva riconosciuto nel giovane eco-terrorista una persona notevole. Nei suoi occhi brillavano ambizione ed amore per il potere, le due virtù più alte riconosciute dai rarefatti membri del consiglio di amministrazione. Una persona da annoverare tra le proprie fila piuttosto che come nemico, in definitiva. Il paladino dell’ambiente ferito venne dunque condotto, tramite sei distinti ascensori, fino alla sommità del grattacielo, alla soglia delle stanze supreme di comando. Ad ogni cambio di ascensore egli incontrò reception sempre più imponenti e lussuose, presidiate da segretarie la cui avvenenza era inversamente proporzionale al calore del sorriso.
Al 120° piano, ad un soffio appena dal centro nevralgico del potere, la sala d’attesa aveva le dimensioni di un hangar per dirigibili. La sua ampiezza era tale da esser dotata di un regolare servizio tranviario, attraverso il quale spostarsi fino alla sala del supremo consiglio direttivo. Di fronte alle imponenti porte di sequoia secolare, la segretaria massima del consiglio direttivo, già top model ed ex vice miss universo, era intenta a licenziare sei tranvieri del servizio interno di trasporto.
Insensibile alle suppliche disperate, con voce di ghiaccio rinfacciava loro la giusta causa di licenziamento: aver effettuato l’orario ridotto del sabato nella giornata del 25 dicembre, malgrado si trattasse di un giorno infrasettimanale non riconosciuto come festivo dal regolamento interno.
Quando vide il giovanotto avvicinarsi, la bella e severa donna abbandonò momentaneamente la propria scrivania e, senza una parola, lo introdusse al cospetto dei potenti.
Quanto accadeva al cospetto degli importanti dirigenti non interessava tuttavia ai due investigatori.
L’Astigmatico scosse debolmente la testa, il Miope finse di avere qualcosa nell’occhio.
La situazione di stallo non accennava a sbloccarsi, il silenzio li avvolgeva come un ruvido mantello donato dalla Croce Rossa alle vittime di un’alluvione.
“E pensare che ne abbiamo passate tante insieme, a partire dall’incontro/scontro con Luisella e Mariella” rifletteva amaramente il Miope, rifugiandosi ancora nei ricordi di tempi più felici.
Dopo il drammatico scontro con le due studentesse, la loro posizione nel mondo universitario era mutata. Pur rimanendo figure marginali ed incomprensibili alla maggior parte degli altri studenti, giorno dopo giorno il rispetto di cui godevano era andato impercettibilmente aumentando. Nessuno li additava più con sorrisetti o gomitate complici, ed anzi molti si rivolgevano loro con amichevoli saluti. Soprattutto per il Miope si trattava di una grande ed insperata soddisfazione; quelle stesse persone che fino a pochi mesi prima gli incutevano solo soggezione, adesso gli mostravano una parvenza di ammirazione.
Agli albori del quarto anno di università una vera e propria tempesta di eventi stava per investire la sua vita.
Le prime avvisaglie del nuovo ordine di cose le aveva avute in un piovoso pomeriggio di ottobre, mentre in biblioteca cercava disperatamente di concentrarsi su un esercizio di “Costruzione di barriere coralline”. Aveva provato differenti soluzioni senza riuscire a venirne a capo, nonostante il rendimento scolastico fosse decisamente migliorato negli ultimi tempi. Col passare delle ore il suo nervosismo aumentava, e ad ogni soluzione errata si lanciava in una sequenza scomposta di improperi ai danni del professore, del governo e delle matite senza punta. Nel momento in cui la sua agitazione stava per degenerare fatalmente, era infatti intento a prendere a calci il portaombrelli della biblioteca, si era andata a sedere accanto a lui AnnaPaolaMariaTeresa, una giovane studentessa trasferitasi di recente da un’altra università.
“Ciao”–aveva detto al miope con voce appena udibile—“se vuoi possiamo studiare insieme, sto preparando anche io questo esame”. Nel dirlo aveva distolto lo sguardo, arrossendo visibilmente.
Il Miope era rimasto talmente sorpreso dall’accaduto da rimanere a bocca spalancata per sette minuti e ventitré secondi, tempo nel quale una famigliola di mosche era riuscita a costruirsi una graziosa casetta tra le sue tonsille (che purtroppo era stata spazzata via quella sera stessa dagli oli esausti contenuti in un panino comprato all’Ipertensione Arteriosa).
Allo scadere esatto del tempo, il miope finalmente aveva realizzato che una graziosa ragazza gli aveva spontaneamente rivolto delle parole gentili.
Con uno sforzo immane era riuscito a balbettare alcune sconnesse parole di risposta.
“Si…va bene….come no? Mi piacerebbe molto, anzi tanto, no no, che dico mai, un sacco proprio….sempre se ti va….se non ti disturba..no no, che dico mai? sempre se non ti disturba…?”
“Va bene, allora”– aveva risposto la studentessa in un soffio, evitando il suo sguardo—“io adesso devo tornare a casa, i miei genitori non vogliono che faccia tardi. Possiamo vederci qui domani mattina. Ciao, allora.”
“Ciao allora” aveva risposto semplicemente il Miope, tenendo duro fino a quando la ragazza non era uscita dalla Biblioteca, per poi svenire sul tavolo, ove era rimasto fino all’orario di chiusura con un sorriso idiota stampato sul viso. Solo quando gli inservienti lo avevano svegliato delicatamente, infilandogli una mano nella presa di corrente più vicina, finalmente si era destato, dirigendosi verso casa dopo una veloce cena all’Ipertensione arteriosa.
Ogni suo pensiero era rivolto ad AnnaPaolaMariaTeresa, chiedendosi di continuo se quanto accadutogli non fosse frutto di un sogno ad occhi aperti o peggio di un delirio che preannunciava qualche grave malattia. Per sincerarsene, prima di tornare a casa era passato dal pronto soccorso dell’università, chiedendo di essere sottoposto ad una Tac al cervello. Purtroppo per lui, i tempi di attesa per tale esame erano lunghissimi e non c’era possibilità alcuna di saltare la fila. Si era dovuto pertanto accontentare di un consulto alla vicina clinica veterinaria, ove il dottore di turno, dopo avergli controllato la lucentezza del pelo sulla schiena ed avergli somministrato trecento millilitri di vermifugo, lo aveva rassicurato sul suo stato di salute.
Con la scienza medica a garantirgli di non essere vittima di allucinazioni, la sua agitazione era cresciuta se possibile ancora di più: una bella ragazza lo aveva davvero invitato a studiare con lei.
Pur essendo molto più tranquillo e sicuro di un tempo, i rapporti con le ragazze erano per lui un terreno ancora completamente inesplorato.
L’Astigmatico, che invece era decisamente a suo agio con l’altro sesso, aveva intuito qualcosa di questo problema e cercava assai discretamente di farlo familiarizzare con alcune sue amiche. Con la scusa di andare a visitare la mostra dell’azienda elettrica sui Salvavita a resistenza progressiva, aveva organizzato diverse uscite in quattro, che effettivamente avevano portato alcuni progressi.
Mentre al primo appuntamento il miope aveva infatti finto di essere un sordomuto privo della milza per evitare ogni tipo di conversazione, verbale e non verbale, nei successivi incontri le cose erano andate meglio. Alle dodicesima visita, quando ormai gli addetti alla mostra li guardavano con sospetto, scambiandoli per spie dell’Azienda municipalizzata del Gas, il miope aveva addirittura salutato entrambe le amiche con una lievissimo bacio sulle guance. L’Astigmatico era assai contento della piega che stavano prendendo gli eventi, ed era fiducioso che, nel breve volgere di un altro centinaio di giri per l’esposizione, avrebbe potuto lasciare l’amico da solo con una delle ragazze.
Con la comparsa di AnnaPaolaMariaTeresa le cose erano però improvvisamente precipitate; il Miope non si sentiva assolutamente pronto ad affrontare da solo l’imprevisto appuntamento, tanto più che l’Astigmatico sarebbe stato lontano per due settimane, impegnato in esercitazioni dentro irraggiungibili grotte carsiche.
Il pensiero di trovarsi da solo insieme a lei lo riempiva di una paura indicibile. Moltissime volte era stato sul punto di rinunciare all’appuntamento fissato, ma ogni volta il ricordo del suo viso mentre gli chiedeva di studiare insieme gli restituiva un po’ di coraggio.
AnnaPaolaMariaTeresa era davvero una ragazza molto bella, con lunghi capelli ingegnosamente acconciati in terrazzamenti pensili che un complicato sistema di condutture irrigava continuamente di balsamo profumato alle rose. Nonostante la non comune bellezza, tale da far scomparire completamente Luisella e Mariella, era tuttavia molto schiva e timida. Durante le lezioni sedeva sempre in disparte, limitandosi a prendere appunti in silenzio e ad andar via subito dopo la fine, quando sua madre andava a prenderla a bordo di un lussuoso dragamine, sicuro indizio di una invidiabile posizione economica.
Le parole scambiate in biblioteca con il Miope erano in assoluto le prime rivolte ad un altro studente, e di questo egli provava un grande orgoglio.
Quella notte non aveva praticamente chiuso occhio, fantasticando di continuo sull’appuntamento del giorno dopo, con l’unico risultato di innervosirsi ancora di più.
La tensione aveva raggiunto l’apice intorno alle otto di mattina, quando attendeva l’autobus per l’università insieme ad un nutrito gruppo di altri studenti. Non aveva mai provato in vita sua una simile paura, neppure prima degli esami; eppure c’era in lui un sentimento di speranzosa attesa che non sentiva più da quando, a sette anni, aveva passato la notte della vigilia di Natale insonne, sperando di vedere Babbo Natale portargli il tronco di baobab che gli aveva chiesto come dono.
Fu così che, senza quasi rendersene conto, alle nove in punto si era trovato davanti alla biblioteca di facoltà. Nel varcare la porta era riuscito a mantenere un certo contegno e solo un lieve strato di sudore che sgorgava dalle ascelle fin sul pavimento, raggiungendo i venti centimetri di altezza, tradiva la sua agitazione. Preceduto dal lieve sciabordio del laghetto di sudore contro le gambe delle sedie, si era diretto verso il fondo della sala, ove AnnaPaolaMariaTeresa era solita fermarsi a studiare. Con un tuffo al cuore si era accorto che il suo posto era vuoto. Un misto atroce di sollievo e delusione lo aveva attraversato da capo a piedi, generando nel laghetto un’onda anomala che aveva travolto diversi studenti seduti sulle sedie più basse dell’aula. In preda a questi due stati d’animo contrastanti stava per andar via, quando si era sentito gentilmente sfiorare la spalla.
“Scusami per il ritardo”— gli aveva detto AnnaPaolaMariaTeresa, bellissima in un elegante tailleur in neoprene sfoderato—“a causa di uno sciopero delle macellerie il traffico è impazzito.”
Il miope non aveva trovato nulla di strano nella scusa, malgrado avesse sentito alla radio che lo sciopero era stato revocato in seguito ad un accordo tra il Governo ed i sindacati di settore, che liberalizzava la vendita della carne degli sciatori travolti da slavine.
L’unica cosa che riusciva a vedere era la ragazza davanti a lui; tutto il resto era come scomparso dal suo campo visivo, come quando in un film copiato illegalmente da Internet l’immagine diventa grigio scuro e non si riesce a capire se la squadra delle forze speciali si salva dalla banda di agenti mono-mandatari divenuti zombies che ha invaso il loro perimetro difensivo.
“Ciao, sono contento di vederti” era riuscito a dirle, graffiandosi la gola per lo sforzo “accomodati pure”.
AnnaPaolaMariaTeresa aveva accettato l’invito e si era seduta, con movenze eleganti ed aggraziate, sulla sedia di fronte al miope.
Per molti minuti erano rimasti senza parlare, in preda al più assoluto imbarazzo. Il Miope picchiettava nervosamente sul tavolo con la matita mentre AnnaPaolaMariaTeresa si lisciava continuamente i capelli, quel giorno acconciati in una graziosa siepe a forma di scolapasta.
Era stata infine la studentessa a rompere il ghiaccio, con una brillante trovata.
“Ti ho portato la soluzione dell’esercizio di ieri” aveva detto al Miope che, assai sollevato, si era messo subito a guardarlo insieme a lei.
Con grande stupore, il Miope aveva scoperto che AnnaPaolaMariaTeresa possedeva un talento naturale nella realizzazione di barriere coralline, abilità che molti anni dopo le avrebbe fatto vincere quattro edizioni consecutive del prestigioso premio ‘Pesce Palla’.
Avevano passato in rassegna gli aspetti più complessi del difficile esercizio e molti dei dubbi del Miope erano stati magistralmente chiariti dalla sapienza della ragazza.
Tutti intenti ad inventare nuove ardite strutture coralline, non si erano resi conto che le tredici, orario in cui abitualmente AnnaPaolaMariaTeresa lasciava le aule per raggiungere sua madre, erano passate da un pezzo.
L’idillio era stato bruscamente rotto poco dopo, quando in tutta la Biblioteca era risuonata una voce gelida.
“AnnaPaolaMariaTeresa, vieni via.
I—M—M—E—D—I—A—T—A—M—E—N—T—E”
Era sua madre, una elegantissima signora dalla postura talmente rigida da ricorrere ad un giroscopio per riuscire a voltare la testa.
Nel vederla AnnaPaolaMariaTeresa era divenuta pallida come un cadavere; aveva raccolto in tutta fretta le sue cose e le si era avviata dietro, senza nemmeno un cenno di saluto verso il Miope. Era talmente terrorizzata, mentre camminava seguendo l’austera genitrice ed un Pinzer Nano che quest’ultima portava in braccio, che il perfetto scolapasta nei suoi capelli si era disfatto.
Il Miope era rimasto una volta ancora paralizzato sulla sedia, tanto che, all’orario di chiusura, gli inservienti avevano dovuto stavolta ricorrere ad un paranco per buttarlo fuori.
Dopo l’episodio, per nove giorni AnnaPaolaMariaTeresa non si era fatta viva all’Università, evento che lo aveva gettato nella disperazione più cupa. Ogni mattina fissava incantato la porta di ingresso dell’aula, ben dopo l’inizio delle lezioni, sperando di veder comparire la meravigliosa testolina di AnnaPaolaMariaTeresa, agghindata in qualche nuova ed ardita acconciatura.
Col passare dei giorni la delusione si faceva però sempre più grande, ed il ricordo del sorriso della bella studentessa assomigliava sempre più ad un bel sogno ormai finito.
Il corso di questi pensieri era stato bruscamente interrotto quando una donna vestita da cameriera lo aveva furtivamente avvicinato, consegnandogli un biglietto.
Il Miope era rimasto a lungo a fissarlo prima di leggerlo: si trattava di una breve lettera di AnnaPaolaMariaTeresa.
“Ciao, vorrei scusarmi per quanto accaduto in Biblioteca. Mia madre non vuole che io frequenti ragazzi che lei non conosce, e per questo mi ha messo in punizione. E’ una donna molto severa, non mi consente nemmeno di lavarmi i denti con il triclorato di ammonio.
Domani potrò tornare a frequentare le lezioni e mi farebbe tanto piacere studiare di nuovo insieme, sempre che tu non sia arrabbiato.
Dovremo però fare molta attenzione a non farci scoprire, ho dovuto promettere tramite regolare atto notarile che non ci rivedremo mai più.”
Il Miope aveva letto la lettera centosedici volte di fila, poi aveva respirato profondamente e la aveva riletta altre cinque volte al contrario. Infine la aveva tradotta in Armeno e Greco antico per sincerarsi che ci fosse scritto davvero quello che c’era scritto. Dopo sei ore di studio, era infine arrivato alla conclusione che AnnaPaolaMariaTeresa voleva incontrarlo. Una gioia immensa lo aveva avviluppato, il cuore aveva preso a battergli all’impazzata, i suoi globuli rossi si erano agitati fino ad occludere interamente un’arteria periferica, mentre le piastrine si erano disposte a formare uno scolapasta presso il ventricolo sinistro.
Le ore che lo separavano dall’appuntamento del giorno dopo gli erano sembrate interminabili, ma finalmente il tanto atteso momento era arrivato. Si era presentato in Biblioteca con tre ore di anticipo, scegliendo il banchetto più nascosto di tutti, incastrato tra il distributore di gelati e la mietitrebbia, ove si era messo ad aspettare l’arrivo di AnnaPaolaMariaTeresa.
Ella era arrivata in perfetto orario, ed era andata subito a sederglisi accanto, con un bellissimo sorriso. I suoi capelli quel giorno erano acconciati a forma di “Manuale del Geometra”. Il Miope non aveva mai visto niente di più bello. Questa volta l’imbarazzo nel vedersi era stato davvero minimo. Avevano ripreso subito a studiare nel punto ove erano stati interrotti, con il tacito accordo di non fare alcun cenno alla madre ed al suo stravagante comportamento.
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