16 - Frapposizione

Un mese dopo la resa dei conti.

Affacciati sulla baia dominata dal cantiere per la costruzione di un nuovo depuratore marino, due investigatori privati, uno miope e magro, l’altro astigmatico e robusto, osservavano il mare calmo di fine estate.

Erano fermi in quella posizione da un mese, in un silenzio carico di tensione che nessuno dei due si decideva a rompere. Ogni qual volta sembrava potesse nascere una discussione chiarificatrice, immediatamente distoglievano lo sguardo, fingendosi interessati a quanto accadeva nella piccola insenatura posta alcuni metri più in basso alla loro posizione.

Tutte le troupe televisive erano nuovamente all’opera, intente a disputarsi con ogni mezzo il personaggio del momento. Al centro dei riflettori, il neo vicedirettore esecutivo della “Grandi opere ambientali rischiose” rispondeva alle domande con la consueta sicurezza. I poveri abiti da manifestante arrabbiato erano stati sostituiti da un completo grigio polveri-sottili, mentre gli anfibi da corteo avevano lasciato il posto a costose scarpe in opossum, linde come appena indossate, malgrado avessero calpestato la sabbia umida e la bava verde di un gabbiano stramazzato privo di vita a poca distanza. Con gli eleganti mocassini il giovane girò delicatamente il cadavere dell’uccello, in modo che la sua triste sorte fosse ripresa chiaramente dalle telecamere. Contemporaneamente attaccò con misurata ma decisa foga tutta la categoria degli ambientalisti, la cui scriteriata azione non solo aveva causato una perdita di milioni di euro alla sua compagnia, ma aveva in definitiva danneggiato lo stesso ambiente che professavano voler difendere. In un capolavoro di diplomazia, lasciò intendere senza dirlo che sarebbe stato un bene vedere quei facinorosi condannati almeno all’ergastolo. Le sue parole di vibrante protesta toccarono gli animi degli spettatori in profondità. Il giorno dopo le azioni della multinazionale raggiunsero il massimo storico, mentre due dei più attivi tra i manifestanti furono trovati morti nella propria cella, ufficialmente per essersi suicidati trattenendo il respiro.

Le disavventure giudiziarie degli ambientalisti non interessavano tuttavia i due investigatori. Ancora chiuso nell’incomunicabilità più assoluta, il Miope tornò a rimpiangere AnnaPaolaMariaTeresa, ed il dolore per averla perduta, dopo molti anni in cui non ci aveva più pensato, ridiventò acuto.

Dopo le difficoltà iniziali, lui e la studentessa avevano continuato a frequentarsi clandestinamente per diverse settimane. Grazie al suo aiuto, anch’egli stava diventando molto bravo negli studi; le sue barriere coralline adesso prendevano forme assai migliori, tanto che AnnaPaolaMariaTeresa era sicura che sarebbero state apprezzate anche da orde di turisti feroci se fossero state prodotte ed installate nei mari del Sud.

Ma no, ma a chi vuoi che possano piacere? Sono assai poca cosa rispetto alle tue”— si schermiva allora il Miope, cui comunque i complimenti di AnnaPaolaMariaTeresa facevano immenso piacere.

Non sottovalutarti. Io sono certa che le tue barriere farebbero un successone. Centinaia di impiegati soprappeso e parrucchiere divorziate pagherebbero fior di quattrini per una vacanza che consentisse di nuotarvi vicino. Ne farebbero sicuramente scempio per procurarsi un souvenir da mostrare agli amici.” ribatteva ogni volta la studentessa.

Di pari passo con l’abilità nella soluzione degli esercizi, cresceva la profondità dei sentimenti che il Miope provava per AnnaPaolaMariaTeresa. Sempre più spesso si sorprendeva ad osservarne il bel profilo mentre lei era concentrata sui libri e non lo guardava, sognando ad occhi aperti di carezzarle i capelli, senza per questo comprometterne le complicate acconciature.

Tutto di lei gli sembrava meraviglioso.

Meravigliosi i denti, talmente bianchi che per osservarli a lungo era indispensabile la protezione di lenti da saldatore, pena danni irreparabili alla vista.

Meraviglioso il rene sinistro, al cui paragone le illustrazioni dei libri di biologia studiati alle superiori sembravano pallide imitazioni.

Meraviglioso infine il seno, che solo una volta aveva avuto la sfacciataggine di sbirciare, provando un’emozione così forte da dover ricorrere ad un defibrillatore ricavato dalla batteria della mietitrebbia per riportare il proprio organismo alla normalità.

Ciliegina sulla torta, ad AnnaPaolaMariaTeresa l’Astigmatico stava simpatico. Non appena tornato dalle esercitazioni nelle grotte, il Miope lo aveva invitato a passare la mattina insieme a loro e si era creata un’armonia tale che, di comune accordo, i due amici avevano deciso di chiederle di giocare insieme a loro a ‘Chi fa lo screanzato finisce al commissariato’.

Per l’occasione il Miope aveva creato un ruolo apposito, la moglie del vice-direttore della banca. Tuttavia AnnaPaolaMariaTeresa, con l’abituale modestia, aveva rifiutato l’altisonante personaggio, accontentandosi di impersonare il bancone di macelleria. Si era rivelata comunque un avversario formidabile, malgrado l’inesperienza, perdendo dall’Astigmatico per appena ventisette grammi di broccoli. Era stata comunque una serata memorabile, conclusa con la promessa che, appena fatto l’esame, si sarebbero ritrovati per altre partite.

Malgrado il suo trasporto stesse raggiungendo livelli preoccupanti, il Miope non aveva ancora nemmeno sfiorato la mano di AnnaPaolaMariaTeresa. Molte volte, al momento di salutarsi prima di raggiungere la madre, AnnaPaolaMariaTeresa si fermava a guardarlo come in attesa di qualcosa, ma il Miope aveva sempre troppa paura per avvicinarla. Rimaneva a guardarla andar via con un semplice saluto e con un profondo senso di perdita in fondo al cuore.

Ogni sera si riprometteva di trovare il coraggio di rivelarle i sentimenti ma poi la paura di un rifiuto o peggio di rendersi ridicolo nei suoi confronti lo bloccava. Si stava letteralmente struggendo per lei e fu l’Astigmatico una volta ancora a dargli l’idea giusta.

Devi stare particolarmente attento a non confondere il piano di carico degli autoarticolati con il pavimento delle funivie a campata unica” gli aveva detto durante un pomeriggio triste in cui AnnaPaolaMariaTeresa era a casa ammalata. Il Miope aveva trovato l’idea geniale: le avrebbe parlato subito dopo l’esame; l’eccitazione e la gioia per la prova superata gli avrebbero sicuramente dato il coraggio di guardarla negli occhi e parlarle con il cuore.

Il giorno dopo, a soli tre giorni all’esame di barriere coralline, AnnaPaolaMariaTeresa con una nuova lettera lo aveva avvisato che stava ancora male e che non sarebbe pertanto andata a studiare con lui per paura di peggiorare e dover così saltare l’esame, dandogli comunque appuntamento al fatidico giorno. Il Miope era rimasto dispiaciuto, ma la consapevolezza di quello che stava per fare gli aveva consentito di tirare avanti.

Durante quei tre interminabili giorni non era riuscito a studiare nemmeno un minuto--grazie ad AnnaPaolaMariaTeresa era comunque preparatissimo--poiché non aveva fatto altro che pensare a quello che le avrebbe detto.

Si era immaginato la scena migliaia di volte; talora la salvava con sprezzo della vita dopo che un commando di pompieri sovversivi aveva invaso l’aula per prendere gli studenti in ostaggio; altre volte riusciva invece a sollevarla da una voragine scavata sotto la cattedra da formiche giganti, rese cieche dall’inquinamento del sottosuolo. Ogni variante della storia si concludeva con AnnaPaolaMariaTeresa tra le sue braccia che lo guardava con occhi pieni d'amore.

Malgrado la grande varietà e vividezza della sue fantasie, non riusciva comunque a decidersi su cosa dirle davvero. L’Astigmatico gli aveva proposto tante alternative, ma nessuna lo rendeva davvero tranquillo; temeva che al momento della verità gli sarebbero morte le parole in gola.

Dilaniato da paura ed indecisione, si era infine risolto per un approccio indiretto. Si era rinchiuso in camera, smettendo di mangiare e di dormire. Per interminabili ore aveva continuato a percorrere la stanza avanti e indietro, immaginandosi un esploratore polare intrappolato in une terribile tormenta. Era avanzato ed avanzato, urlando improperi terribili agli stremati cani che non riuscivano più a trainare la slitta con efficacia, ma l’ispirazione non voleva saperne di visitarlo. Aveva tentato dapprima una lunga lettera nella quale spiegare ad AnnaPaolaMariaTeresa i suoi sentimenti. Ne erano venute fuori ventisette pagine fittissime che spaziavano dalla descrizione del suo primo orologio al resoconto dettagliato di come si fosse fatto la cacca addosso il primo giorno alle elementari. Rileggendola tuttavia l’aveva trovata talmente brutta da andare su tutte le furie. Per sfogarsi aveva appallottolato la carta ed aveva cercato di farla mangiare ad uno dei cani, che tuttavia aveva reagito morsicandolo ad entrambe le mani. Mortificato e deluso, aveva provato allora a realizzare un quadro da donare alla studentessa. Si era messo di buona lena ed aveva composto un vivace acquerello rappresentante un husky travolto da un camion che trasportava mangime per gatti. Il risultato era stato assai soddisfacente, il che aveva contribuito a calmargli i nervi, ma nel complesso lo aveva reputato inadeguato allo scopo. Forse AnnaPaolaMariaTeresa non avrebbe capito l’ardita metafora. Erano nel frattempo trascorsi tre giorni e due notti. Solo un’ultima notte lo separava dall’esame e dall’incontro con la ragazza. Deciso a non mollare, aveva imboccato l’ultima strada rimastagli, scrivendole una breve composizione in rima. La stesura aveva richiesto diverse ore di continui ripensamenti che erano sfociati in pochi chiari versi:


Se piove

e non hai l’ombrello

cosa dire a chi ha perduto anche le alcove

è un pesante fardello

come il postino che ha smarrito le chiavi

senza conoscere l'ora

o la polvere degli avi

qualora

la cenere buca il tappeto persiano


Il giorno successivo si era alzato di buon’ora, si era messo in tasca il foglietto con la propria composiione e si era recato all’università con lo stomaco sottosopra. Il caso aveva deciso che lui fosse uno dei primi a sostenere l’orale, mentre AnnaPaolaMariaTeresa non sarebbe stata interrogata prima della metà del pomeriggio. In effetti la studentessa non era presente tra gli studenti in aula e non era ancora arrivata nemmeno quando era giunto il turno del Miope.

Sentendo il professore chiamarlo si era alzato con assoluta indifferenza, coprendo il tragitto tra la terza fila di banchi e la cattedra nel tempo peggiore di tutti i tempi, stabilendo allora un record negativo che avrebbe resistito per ben dodici anni. Durante l’esame non aveva palesato nessun nervosismo; aveva risposto a tutte le domande con tranquillità e correttezza, tanto da meritarsi alla fine un bel ventisei. Ironia della sorte, nella prima occasione in cui un esame si era svolto in modo pressoché perfetto, non riusciva a provare alcuna gioia. Era ben consapevole di come il vero esame fosse quello che lo attendeva nel pomeriggio, quando sarebbe andato da AnnaPaolaMariaTeresa.

Dopo ore di angosciosa attesa, finalmente era arrivato il momento della sessione pomeridiana, ma AnnaPaolaMariaTeresa non era ancora arrivata, e solo pochi istanti prima dell’appello finalmente si era presentata in aula.

Malgrado avesse confidato al Miope come agli esami non volesse mai nessuno della famiglia, questa volta era a fianco della madre, la quale sfoggiava un giroscopio di nuova concezione che le consentiva dei movimenti molto più fluidi. Alle loro spalle c’erano un piccolo ometto dall’aria decisamente spaurita, abbigliato in un vecchio completo da palombaro ed un giovane uomo dall’aspetto aristocratico. L’ometto aveva una certa rassomiglianza con AnnaPaolaMariaTeresa ed il Miope aveva immaginato fosse suo padre.

Il giovane uomo insieme a loro il Miope invece non lo aveva mai visto prima, ma dai mugolii di Luisella e Mariella aveva capito trattarsi niente di meno che di Vladimiro Etereo Balconi, primogenito e principale erede dei potentissimi conti. Guardandosi intorno in modo sprezzante, quest’ultimo si era andato a sedere in prima fila, tra AnnaPaolaMariaTeresa e la madre, ma solo dopo che il padre della ragazza ebbe provveduto a pulirgli il sedile.

Durante tutto questo frangente AnnaPaolaMariaTeresa, i cui capelli avevano per l’occasione la foggia di un polmone danneggiato dalla pleurite, non si era voltata nemmeno una volta a cercare il Miope. Dopo pochi minuti la studentessa era stata chiamata a sostenere l’esame, superato in maniera esemplare; aveva risposto a tutte le domande con una precisione ed una sicurezza tale che alla fine nemmeno il trenta e lode era sembrato renderle giustizia. Tutta l’aula, ad eccezione del Miope, si era prodotta in un lunghissimo applauso, mentre il dragamine, parcheggiato appena fuori dall’aula, in segno di giubilo aveva aperto il fuoco contro un’ambulanza di passaggio. Non appena una seconda ambulanza era arrivata a soccorrere i superstiti, AnnaPaolaMariaTeresa ed il suo seguito avevano lasciato l’aula.

Nel dirigersi verso l’uscita la ragazza era passata a meno di un metro dal Miope, fianco a fianco con Vladimiro Etereo Balconi. Sembrava completamente rapita dalle stupide e melense parole che il nobile le rivolgeva e non lo aveva degnato neppure di uno sguardo.

La reazione del Miope era stata di gelida e totale indifferenza; era rimasto pietrificato sulla sedia, al punto che quella volta gli inservienti non erano riusciti a staccarlo neppure ricorrendo ad una piccola carica di nitroglicerina ed erano stati costretti a lasciarlo nell’aula per tutta la notte.

Solo al mattino successivo si era alzato, trascinandosi penosamente fino a casa, ove era sprofondato in uno stato di coma profondo nel quale tutte le sue attività vitali, ad eccezione della secrezione di forfora, erano rimaste completamente inattive.

Si era ripreso solo dopo molte ore, con l’unico desiderio di cancellare per sempre AnnaPaolaMariaTeresa dalla sua mente. Aveva preso il foglietto con la sua poesia e lo aveva strappato in mille pezzi. Dopodiché aveva recuperato i pezzetti di carta e gli aveva dato fuoco. Poiché rimaneva comunque la cenere della carta, si accingeva ad aprire il rubinetto del gas e far saltare l’intero palazzo per maggiore sicurezza, quando aveva sentito bussare alla porta.

Infastidito per l’interruzione era andato ad aprire in malo modo, trovandosi davanti AnnaPaolaMariaTeresa. La ragazza, i cui capelli avevano la forma di un carrello della spesa, era entrata in un lampo, dicendogli semplicemente “Abbracciami, ti prego

Sorpreso oltremodo dall’apparizione, il Miope l’aveva cinta tra le braccia e subito AnnaPaolaMariaTeresa era scoppiata in un pianto dirotto. Egli aveva cercato in tutti i modi di interrompere le sue lacrime; aveva consumato due intere confezioni di fazzolettini, aveva tentato di asciugarle il viso inzuppando tutte le lenzuola che aveva in casa, ma solo collegandola allo scarico della lavastoviglie con un tubo di fortuna era riuscito infine ad arginare il torrente che sgorgava dai suoi occhi.

Un pò rassicurata dalla certezza che in città esisteva un ottimo trattamento per le acque di scarico, AnnaPaolaMariaTeresa era riuscita con molte difficoltà a rivelare al Miope il motivo della sua grande infelicità.

I miei genitori si stanno separando. Tra una settimana ci sarà la causa di divorzio e sicuramente io ed il nostro pinzer nano saremo affidati a mia madre. E’ una donna terribile e prepotente, non mi lascia nessuna libertà. Mi ha costretta a fidanzarmi con quello spregevole individuo che hai visto all’esame. Io speravo tanto di poterti incontrare e festeggiare insieme ma lei non ha voluto correre rischi ed è venuta di persona. Adesso sono disperata; quando dovrò vivere solo con lei sarò una reclusa, la mia unica speranza sarebbe di venire affidata a mio padre;

Tre mesi fa ha comprato una piccola fattoria in Argentina per noi due ed il pinzer, ove potremmo vivere senza che quella brutta strega possa mai trovarci, ma non abbiamo nessuna speranza di venire affidati a lui. Non so davvero come fare.

Aveva detto tutto questo in modo assai frammentario, interrotta da continui singhiozzi e solo dopo diverse ore, ormai a notte fonda, si era un po’ tranquillizzata, cadendo in un sonno agitato.

Il Miope l’aveva tenuta abbracciata stretta fino al mattino; malgrado fosse alla seconda notte consecutiva passata in bianco, era perfettamente lucido. Adesso sentiva di avere un compito da svolgere a tutti i costi: salvare AnnaPaolaMariaTeresa dal suo infelice destino. Di buon mattino aveva riaccompagnato la ragazza a casa, facendo ben attenzione a non avvicinarsi troppo ed essere scorto.

Al momento di congedarsi, la ragazza gli aveva rivolto un triste e dolcissimo sorriso di ringraziamento, prima di varcare il grande cancello della sua villa e scomparire dietro di esso.

Il Miope non aveva perso neppure un istante; si era fiondato a casa dell’Astigmatico e gli aveva rivelato l’intera storia.

L’Astigmatico aveva dato ancora una volta prova del suo sangue freddo e della capacità di usare il cervello anche nelle situazioni più difficili.

Non sarà mai possibile realizzare un elicottero perfettamente ellittico” aveva detto, passando immediatamente all’azione. Il Miope era rimasto stupito di come problemi apparentemente insolubili venissero affrontati con tale semplicità e naturalezza dall’amico.

Secondo l’Astigmatico l’unica soluzione era fare in modo che AnnaPaolaMariaTeresa fosse affidata al padre. I due amici avevano stabilito allora che avrebbero dovuto in qualche modo raccogliere informazioni sul conto della madre della studentessa, informazioni talmente negative ed infamanti che non le sarebbe stato mai concesso l’affidamento della figlia e del Pinzer nano.

Avevano immediatamente iniziato a pedinare la sofisticata signora armati di macchina fotografica, telecamera e registratore a nastro. L’avevano seguita nei suoi innumerevoli spostamenti attraverso la città; nelle boutique del centro come nei saloni di bellezza, dai campi da golf alle piattaforme di trivellazione, fino alle mostre neo-realistiche di capodogli impagliati. Malgrado la difficoltà nel tenere il passo degli spostamenti del dragamine, i due studenti erano riusciti a non perdere di vista l’obiettivo nemmeno un minuto per cinque interi giorni. Purtroppo la madre di AnnaPaolaMariaTeresa aveva fatto solo ed esclusivamente quello che una ricca ed annoiata signora fa di solito, senza stravaganze o stranezze che avrebbero potuto in qualche modo danneggiarla nella causa di affidamento. Delusi ma non scoraggiati, i due neo-detective avevano deciso di tentare il tutto per tutto: l’indomani l’Astigmatico avrebbe cercato di introdursi nella villa travestito da tecnico dell’intonaco per un ultimo tentativo di scoprire qualcosa di utile. Si erano appostati tra i cespugli di fronte al cancello d’ingresso nell’attesa paziente che i padroni di casa uscissero. Il primo a lasciare la villa era stato il padre, seguito a breve distanza da AnnaPaolaMariaTeresa e la madre, dirette all’Università.

Pochi minuti dopo l’astigmatico era entrato in azione. Sfruttando vecchie nozioni di “Vendita di prodotti costosissimi e superflui a persone incapaci d’intendere e di volere” risalenti al terzo anno di Accademia, era riuscito a convincere la governante rimasta nella villa che l’intonaco della camera matrimoniale era pericolosamente danneggiato ed andava sistemato con la massima urgenza.

Grazie a tale stratagemma si era fatto accompagnare nella lussuosa camera padronale, ove si era messo subito al lavoro. Aveva frugato in tutti i cassetti di tutti gli armadi, ancora una volta senza ricavare nulla.

Le sue ricerche erano state improvvisamente interrotte dal rombo del dragamine che annunciava l’inatteso ritorno della padrona di casa con diverse ore di anticipo. L’Astigmatico si era nascosto immediatamente dentro l’armadio da dove aveva potuto udire la donna rimproverare aspramente la governante per avere cucinato il pavone con poco sale.

Subito dopo si era recata in camera da letto parlando al pinzer che portava in braccio. “Guarda che bellissimo geranio del precambriano che ho trovato dal fruttivendolo. Vale una fortuna e mezza. Adesso io vado a farmi una doccia, tu resta qui e sorveglialo, mi raccomando.

Con grande prontezza di spirito, non appena aveva sentito l’acqua della doccia, l’Astigmatico era saltato fuori dal suo nascondiglio per spezzare irreparabilmente il preziosissimo geranio, lasciando quel che ne rimaneva accanto all’esterrefatto cane. Subito dopo era ritornato nell’armadio, accendendo la telecamera e restando in paziente attesa. La madre di AnnaPaolaMariaTeresa non aveva tardato ad uscire dalla doccia. Appena aveva visto il disastro sotto le zampe dell’amato pinzer nano aveva perso completamente il controllo. Si era messa ad urlare contro il cagnolino improperi talmente offensivi e terribili che quest’ultimo aveva riportato danni serissimi al proprio equilibrio psico-fisico, il tutto sotto l’occhio attento della telecamera dell’Astigmatico. Terminata la prima parte della sfuriata, la donna si era recata in garage con l’intenzione dichiarata di prendere la motosega ed impartire al pinzer un po’ di educazione. Mentre questa scendeva precipitosamente le scale ed il piccolo cane cercava penosamente di strisciare fino al telefono per chiamare il dottor Kluzer per un sostegno psicologico immediato, l’Astigmatico era uscito dall’armadio, aveva afferrato la bestiola e si era calato fuori dalla finestra, correndo a perdifiato fuori dalla villa per raggiungere il Miope in attesa.

L’indomani una copia dell’agghiacciante filmato era stata recapitata alla donna, insieme ad una lapidaria lettera d’accompagnamento.

Signora, come vede Lei è in nostro potere. Se non vuole che una copia di questo video venga recapitata a tutti i giornali, alla Croce Rossa ed alla Zecca dello Stato, rinunci alla potestà di AnnaPaolaMariaTeresa e del pinzer nano.

Con le spalle al muro e presa completamente alla sprovvista, alla donna non era restato altro che accettare le condizioni impostele.

L’udienza si era tenuta davanti al giudice Coperchio ed era durata pochissimo.

“Rinuncia all’affidamento del suo cane e di sua figlia?” aveva chiesto senza troppi preamboli il giudice, sulla base di un accordo precedentemente redatto dai due amici e controfirmato dalla donna.

“Rinuncio” aveva risposto quest’ultima.

“Sua figlia è in aula in questo momento? Può indicarla alla giuria?” malgrado non si trattasse di un processo e in aula non ci fosse nessuno ad eccezione dei diretti interessati, tantomeno una giuria, il giudice Coperchio non riusciva a fare a meno di qualche gesto teatrale.

La donna si era allora girata verso AnnaPaolaMariaTeresa con un lampo negli occhi, ma la presenza alle sue spalle del Biondo e dell’Astigmatico intenti a sventolare platealmente la cassetta girata nella sua camera da letto l’avevano costretta a più miti consigli.

Lo sguardo era comunque bastato al giudice Coperchio come assenso ed era passato allora ad elencare le condizioni della separazione e gli obblighi imposti alla donna.

La più restrittiva, pensata dall’Astigmatico, era che non avrebbe potuto avvicinarsi alla figlia fino al compimento del cinquantaquattresimo anno di età, circostanza nella quale avrebbe potuto telefonarle per gli auguri.

Non era comunque persona da subire una sconfitta senza reagire. Immediatamente dopo il termine del divorzio, quando il giudice Coperchio si era un po’ fatto prendere la mano pronunciando la frase “l’udienza è finita, andate in pace”, la donna aveva iniziato a pensare una feroce controffensiva legale per riottenere quanto considerava suo di diritto.

Per sua sfortuna, tuttavia, l’ex marito, AnnaPaolaMariaTeresa ed il pinzer non avevano perso un solo istante.

Il giorno dopo il Miope e l’Astigmatico avevano accompagnato l’intera famiglia all’aeroporto. Suo padre ed il pinzer avevano oltrepassato per primi il cancello d’imbarco, ringraziando a lungo i due ragazzi per averli liberati dalla schiavitù familiare.

L’Astigmatico aveva salutato allora AnnaPaolaMariaTeresa con un commosso abbraccio e si era allontanato borbottando qualcosa circa l’acquisto di un ricambio per il suo satellite geostazionario al duty free.

Erano rimasti soli il Miope ed AnnaPaolaMariaTeresa.

La ragazza aveva iniziato immediatamente a piangere a dirotto, abbracciandolo stretto ed anche il Miope non era riuscito a trattenere amare lacrime d’addio. La scena era talmente straziante che anche tutti gli addetti ai metal detector erano scoppiati in pianto, danneggiando con le loro lacrime la sofisticata attrezzatura e causando un ritardo di due ore a tutti i voli intercontinentali, cosa che gli era in seguito costata il licenziamento per giusta causa. Dopo un tempo interminabile, quando ormai il suo aereo era pronto sulla pista e solo una vergognosa pantomima del pinzer, intento a fingere di avere dimenticato al check in le pillole per il mal d’aria, ne bloccava il decollo, AnnaPaolaMariaTeresa si era staccata infine dall’abbraccio del miope.

Non ti dimenticherò per almeno dodici anni e tre mesi” gli aveva infine detto, ancora in lacrime.

Ed io per 712 settimane” aveva risposto il Miope.

Si erano scambiati allora un lungo bacio, il primo ed unico della loro sfortunata storia, dopodiché AnnaPaolaMariaTeresa si era voltata scomparendo per sempre dalla sua vita.

Egli era rimasto a guardare a lungo la pista, fin quando un cargo di una multinazionale di banane non aveva sbagliato manovra, schiantandosi vicino al terminal ed ostruendogli la visuale. Solo a quel punto aveva raggiunto l’Astigmatico per tornare a casa.

Pur dispiaciuto per il dolore inconsolabile dell’amico, l’Astigmatico si sentiva fiducioso per il futuro: lui ed il Miope avevano trovato un mestiere.